• Inicio

  • docencia

  • publicaciones

  • investigaciones

  • curriculum

  • links útiles

  • blog y noticias

  • Il tesoro nascosto e la perla presioza (Mt 13,44-46)





    44 Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
    45 Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose;
    46 trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.




    1. A questo punto dobbiamo ricercare che cosa sia, da una parte, il campo e, dall’altra, il tesoro nascosto in esso [...] Io credo proprio, in base a questo contesto, che il campo sia la Scrittura piantata nelle apparenze dei testi storici, della legge, dei profeti e degli altri concetti: grande e varia è la piantagione delle parole di tutta la Scrittura; il tesoro nascosto nel campo sono invece i sensi nascosti e soggiacenti a quelli apparenti, sensi della sapienza nascosta nel mistero e nel Cristo, nel quale sono nascosti i tesori della sapienza e della conoscenza. Un altro potrebbe affermare che il campo veramente ricolmo che il Signore benedisse (Gn 27,27) è il Cristo di Dio, mentre il tesoro nascosto in lui sono quelle realtà da Paolo dette nascoste in Cristo, nel dichiarare, a proposito del Cristo, che in lui sono nascosti i tesori della sapienza e della scienza. Le realtà celesti e il regno dei cieli sono inscritti come in immagine nelle Scritture: sono queste il regno dei cieli, oppure lo stesso Cristo, re dei secoli, è il regno dei cieli paragonato a un tesoro nascosto nel campo (Origene Commento al Vangelo di Matteo, X 5).

    2. Questo tesoro, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,2), e il Verbo di Dio, che si rivela nascosto nel corpo di Cristo (ibidem), o le Sante Scritture, nelle quali è riposta ogni verità riguardante il Salvatore (Girolamo Commento al Vangelo di Matteo, 13, 44).

    3. Che dice loro un altro profeta, Mosè? "Ecco quello che dice il Signore Dio: Entrate nella terra buona che il Signore ha promesso con giuramento ad Abramo, Isacco e Giacobbe e prendetene possesso come vostra eredità: una terra da cui sgorga latte e miele". Che cosa dice la Sapienza? Apprendete: "Sperate in Gesù che sta per manifestarsi a voi nella carne". L'uomo è terra che soffre; Adamo fu plasmato dalla terra. Che significa "nella terra buona, terra sgorgante latte e miele"? (Si indica) Nostro Signore benedetto, o fratelli, che ha posto in noi la sapienza e l’intelligenza dei suoi segreti. Il profeta parla del Signore: chi comprenderà la parabola del Signore se non chi è saggio, intelligente ed ama il Signore? Dopo averci rinnovati col perdono dei peccati, ci ha plasmati con un'altra forma, come se avessimo l'anima dei fanciulli, e ci ha di nuovo creati. Di noi parla la Scrittura quando riferisce al Figlio: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza, ed essi (gli uomini) dominino sulle fiere della terra, sugli uccelli del cielo, e sui pesci del mare". Il Signore, vedendo la nostra bella forma, disse: "Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra". Questo per il Figlio. Ti mostrerò, poi, come parla a noi. Negli ultimi tempi fece una seconda creazione. Dice il Signore: "Ecco, io faccio le ultime cose come le prime". In questo senso parlò il profeta: "Entrate in una terra sgorgante latte e miele e siatene padroni". Dunque, noi fummo creati una seconda volta, e lo dice (la Scrittura) in un altro profeta: "Ecco, dice il Signore, io toglierò a costoro - cioè a quelli che lo Spirito del Signore ha previsti, - il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne". Egli stesso doveva manifestarsi nella carne e abitare in noi. Fratelli miei, l'abitazione del nostro cuore è per il Signore un tempio santo. Dice di nuovo il Signore: "Dove apparirò dinanzi al Signore mio Dio e dove sarò glorificato?". E dice: "Lo confesserò a te nell'assemblea dei miei fratelli e canterò te in mezzo all'assemblea dei santi". Noi siamo coloro che introdusse nella terra buona. Perché, dunque, latte e miele? Perché il bambino cresce nella vita prima col miele, poi con il latte. Così anche noi, vivificati nella fede della promessa e nella parola, crescendo vivremo dominando la terra. Prima ha detto: "Crescano, si moltiplichino e dominino sui pesci". Chi ora è capace di dominare sulle fiere o sui pesci o sugli uccelli? Dobbiamo avvertire che il dominare è avere il potere, perché uno ordinando padroneggia. Se ciò non avviene ora, ci fu detto quando (avverrà): quando saremo perfetti per essere gli eredi del testamento del Signore (Epistola di Barnaba VI).

    4. Se dunque uno legge le Scritture prestando attenzione, vi troverà una parola che riguarda il Cristo e una prefigurazione della vocazione nuova. Qui è infatti il “tesoro nascosto nel campo”, cioè in questo mondo (perché il campo è il mondo), nascosto nelle Scritture, che era significato per mezzo di figure e di parabole: queste non potevano essere comprese, in base alla comprensione umana, prima che avvenisse il compimento delle cose che vi erano profetizzate, le quali riguardano l’avvento del Cristo. Per questo motivo era stato detto al profeta Daniele: “Ora tu, Daniele, fortifica queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine” (Dn 12,7) [...] Anche Geremia dice: “Alla fine dei giorni comprenderanno queste cose!” (Ger 23,20). Perché tutte le profezie, prima che abbiano effetto, costituiscono degli enigmi e delle ambiguità per gli uomini; ma quando verrà il momento e si compirà ciò che vi è previsto, allora le profezie troveranno un’interpretazione chiara e certa. Ecco perché la Legge, quando viene letta dai giudei della nostra epoca, è simile a una favola: essi non hanno un’interpretazione di tutte le cose in relazione alla venuta del Figlio di Dio in forma umana. Invece quando viene letta dai cristiani, essa è come un “tesoro nascosto in un campo”, rivelato e spiegato dalla croce di Cristo: essa arricchisce l’intelligenza degli uomini, mostra la sapienza di Dio, manifesta le sue economie riguardo all’uomo, prefigura il regno di Cristo, preannuncia la buona novella dell’eredità della santa Gerusalemme, predice che l’uomo che ama Dio progredirà a tal punto da vedere Dio e udire la sua parola. [...] Se uno legge le Scritture nel modo in cui mostriamo (cioè nel modo in cui il Signore le ha spiegate ai suoi discepoli dopo la sua risurrezione dai morti, dimostrando loro per mezzo di esse che “bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria” (Lc 24,26) e che “nel suo nome sarà predicato il perdono dei peccati” in tutto il mondo (Lc 24,47), sarà un discepolo perfetto, “simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52) (Ireneo di Lione Contro le eresie IV 26, 1).

    5. Le parole “l’uomo che lo ha scoperto, lo nasconde di nuovo” non indicano che quest’uomo si comporta così perché ne è geloso, ma perché ha timore di perderlo e vuole conservarlo, e perciò cela nel suo cuore colui per il quale ha rinunziato a tutte le ricchezze che aveva (Girolamo Commento al Vangelo di Matteo, 13, 44).

    6. Sebbene lo Spirito santo abbia nascosto nelle Scritture tali realtà a motivo di quanti disprezzano le ricchezze della sua bontà e della sua pazienza, tuttavia non le ha sottratte del tutto; perché anche il tesoro nascosto nel campo non è certo trovato da tutti, affinché non avvenga che con facilità sia rubato e vada perduto; è trovato invece dai prudenti, perché possano andare a vendere tutto ciò che hanno e comprare quel campo (Origenes Commento alla Lettera ai Romani, II 4).

    7. Qui conviene notare che il tesoro scoperto viene di nuovo nascosto, allo scopo di conservarlo meglio. E ciò significa – in senso spirituale – che non può difendere il fervore del desiderio celeste, dagli assalti degli spiriti maligni, chi non lo nasconde alle lodi umane. Nella vita presente noi siamo, per dir così, sulla via che conduce alla patria. Gli spiriti maligni irrompono per questa via a guisa di ladroncelli; perciò, chi porta il suo tesoro scoperto è come se desiderasse di esserne derubato.
    Quando dico così non intendo affermare che il prossimo non deve vedere le nostre opere buone. Sta scritto, infatti: “Vedano le vostre opere buone o glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16). Voglio solo dire che non si debbono cercare lidi umane per il bene che facciamo. L’azione dev’essere manifesta, ma l’intenzione deve restare segreta. Così daremo esempio di buone opere, al nostro prossimo, mentre per l’intenzione, che ci spinge a voler piacere a Dio solo, desidereremo di conservare sempre il segreto (Gregorio Magno Omelie sul vangelo, XI).

    8. Il tesoro, dunque, è il desiderio celeste; il campo nel quale il tesoro è nascosto, è la disciplina che regola quel desiderio. Compera veramente quel campo –dopo essersi disfatto di tutti i suoi beni – colui che calpesta tutti i desideri terreni, sostenuto dai dettami della disciplina celeste. A un tal uomo nulla piace di ciò che è grato alla carne; nulla è terribile di ciò che affligge o uccide la vita (Gregorio Magno Omelie sul vangelo, XI).

    9. Chiama tesoro nascosto nel campo i due Testamenti della Legge in possesso della Chiesa. Quando uno con la mente ne percepisce anche solo una parte, subito s’avvede che grandi verità sono ivi nascoste. E va, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Vuol dire che quell’uomo disprezza i beni materiali per procurarsi la quiete dove si è ricchi della conoscenza di Dio (Agostino Questioni sui vangeli, I 13).

    10. “Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va alla ricerca di perle preziose”.
    Sono molti i mercanti che fanno commercio di tante cose, e dato che il regno dei cieli è simile on a uno chiunque di loro, ma a “colui che va alla ricerca di buone perle”, che trova una perla preziosa che ne vale molte e la compra in cambio di tutto, ritengo che sia questa una buona ragione per esaminare ciò che riguarda la natura della perla.
    Osserva diligentemente: non ha detto che vendette tutte quelle che aveva: effettivamente colui che va in cerca di belle perle non ha venduto solamente quelle che aveva acquistato, ma tutti i suoi averi, per comprare quella buona.
    Presso coloro che hanno trattato delle pietre abbiamo trovato queste informazioni concernenti la natura delle perle. Alcune sono terrestri, altre marine. Quelle terrestri si trovano solo presso gli Indi, e sono adatte per sigilli, castoni di anelli e collane. Quanto a quelle marine, invece, le più eccellenti le si trova presso gli Indi, ma le migliori sono quelle che si formano nel Mar Rosso. Di seconda qualità, fra le perle, sono quelle che si catturano nell’oceano vicino alla Bretagna. Al terzo posto e a grande distanza, non solo dalle prime ma anche dalle seconde, sono quelle del Bosforo attorno alla Scizia.
    Inoltre, riguardo alla perla indiana, si è detto questo: si forma in conchiglie che, per loro natura, sono somiglianti a conche coniche belle grandi. Di queste si racconta che, in certo senso, vanno a branchi a pascolo marino sotto la guida di una specie di capobranco, ben in vista a causa del suo colore e grandezza, e superiore a quelle che sono sotto di lei, sì da presentare affinità con quella che chiamiamo ape regina.
    Quanto alla caccia delle perle eccellenti, cioè di quelle indiane, si racconta ancora qualcosa del genere. La gente del posto circonda di reti un grande tratto di baia, e le immergono con l’intento di catturare quell’unica perla che è alla testa delle altre; presa questa, dicono che si realizza senza fatica la cattura del branco che dirige, dal momento che nessuna più di quelle che sono sotto la sua guida resta al posto suo, ma come legata al guinzaglio segue la capobranco.
    Si dice pure che la formazione delle perle indiane si compie per anni e anni, dato che l’animale assume tanti cambiamenti ed evoluzioni, fino a giungere a forma completa.
    Si narra inoltre che la conchiglia dell’animale che produce la perla si apre a guisa di sbadiglio, e una volta aperta riceve in sé una rugiada dal cielo; se si riempie di rugiada pura e limpida, diventa trasparente e partorisce la pietra che è grande e di belle proporzioni.
    Se per caso invece dovesse ricevere rugiada torbida e non normale per il maltempo, concepisce una perla venata e sporca di macchie. E poi abbiamo scoperto che mentre è in corso la gestazione completa della pietra di cui la conchiglia è gravida, se dovesse interferire un lampo, questa si chiude e per fame, si rimpicciolisce e, se c’è un tuono come presa da sgomento disperde e riversa il suo parto in quelle che chiamiamo bolle. Capita però che questi nascono minuscoli con qualcosa di torbido, come se partoriti prematuramente, ma ciò nonostante ben proporzionati.
    Inoltre la perla indiana ha questo di particolare, rispetto alle altre: è di colore bianco, somigliante ad argento chiaro, brilla di un dolce splendore verdastro, e per lo più ha forma rotonda. La tinta è delicata e più tenue di quanto lo sia in una pietra. Essa è così gradevole alla vista, da essere elogiata accanto alle realtà più mirabili, come diceva l’autore che ha scritto il trattato sulle pietre. Inoltre è questo il segno caratteristico di una perla di grandissimo valore: ha la circonferenza perfetta, il colore bianchissimo e lucidissimo, ed è di dimensioni belle grosse.
    Queste dunque le informazioni sulla perla indiana.
    La perla della Bretagna – dicono – è color d’oro, ma un po’ torbida e dai riflessi meno splendenti.
    La perla dello stretto del Bosforo, poi, è più scura di quella della Bretagna è nerastra, del tutto indistinta, ma dolce e di grosse dimensioni. Nasce nello stretto del Bosforo, non tra le madreperle, una specie di ostriche che producono perle, bensì tra quelli che si denominano “mitili”. Queste – parlo delle perle del Bosforo –fanno pascolo in posti fangosi.
    Si racconta inoltre che c’è un quarto genere di perle nei dintorni dell’Acarnania, che nascono nei gusci delle ostriche; non sono un granché, ma non sono neppure proporzionate nella forma, di colore assolutamente opaco e sporco. Oltre a queste, esistono altre perle nella zona della stessa Acarnania, tenute in disprezzo da tutti i punti di vista (Origene Commento al Vangelo di Matteo, X 7).

    11. Avendo raccolto queste notizie dal trattato sulle pietre, vorrei dire che il Salvatore, proprio perché conosceva le differenze tra le perle, di cui alcune per la loro specie sono belle, altre brutte, ah detto: “il regno dei cieli è simile a un mercante che va alla ricerca di perle preziose”. Se infatti on ce ne fossero state anche di brutte tra le perle, on avrebbe detto: “che va alla ricerca di pietre preziose”. Devi andare alla ricerca di queste perle nelle parole di goni genere, che annunciano la verità e producono perle; le conchiglie che concepiscono – per così dire – dalla rugiada celeste e sono gravide della parola di verità che viene dal cielo devono essere i profeti: queste le buone perle alla cui ricerca va il mercante, secondo l’espressione riferita precedentemente.
    Ora la capobranco delle perle, trovata la quale si trovano anche le altre, la perla di gran valore è il Cristo di Dio, la Parola al di sopra dei preziosi testi e pensieri della legge e dei profeti: una volta trovato lui, si afferrano facilmente tutte le altre realtà.
    Il Salvatore rivolge la parola a tutti i discepoli, come a dei mercanti, che non solo cercano le perle buone, ma le hanno già trovate e acquistate, lì dove egli dice: “Non gettate le perle davanti ai porci” (Mt 7,6).
    E che queste parole siano state dette ai discepoli risulta evidente alla premessa del discorso. “Vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli”. È infatti nel seguito di quel discorso che viene detto: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le perle davanti ai porci”.
    Può darsi, dunque, che colui che non ha perle o la perla di gran valore, non sia neppure discepolo del Salvatore che ci insegna a cercare le buone perle, non quelle torbide o quelle opache, quali sono i discorsi eterodossi, anti non verso l’Oriente, ma verso l’Occidente, o verso il settentrione, se così occorre intendere le informazioni sulla differenza che trovammo tra le perle nate in siti diversi. E magari le perle offuscate e quelle non belle nate in posti fangosi sono i discorsi nebulosi e le eresie avviluppate nelle opere della carne (Origene Commento al Vangelo di Matteo, X 8).

    12. Metterai poi le parole: “che va alla ricerca di perle preziose” in connessione con queste: “cercate e troverete e chi cerca trova” (Mt 7,7-8). Cosa vuol dire infatti “cercate”, oppure “chi cerca trova”?
    Ardirei affermare che le “perle” o la “perla” l’acquista colui che ha dato o perduto tutto, di cui Paolo dice: “tutto ho lasciato perdere al fine di guadagnare Cristo” (Fil 3,8), intendendo per “tutto” le altre perle preziose e per “guadagnare Cristo” l’unica perla di gran valore.
    Preziosa dunque è la lampada per quelli che sono al buio e c’è bisogno di lampada, finché non sorge il sole. Prezioso è pure lo splendore sul volto di Mosè e anche dei profeti, a mio vedere, ed è uno spettacolo bello, perché grazie a quello splendore siamo introdotti a poter contemplare il volto di Cristo: nel rendere testimonianza a tale splendore il Padre dice: “Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3,17). Ma “quello che era glorioso non lo è più, in questa parte, a causa della sovraeminente gloria” (2Cor 3,10), per cui abbiamo bisogno in un primo momento, della gloria che accetta l’abolizione a favore della gloria sovraeminente, come c’è bisogno di una conoscenza parziale, che “quando verrà ciò che è perfetto, verrà abolita” (cf 1Cor 13,10).
    Pertanto ogni anima arrivata alla prima infanzia e in cammino “verso la perfezione” (Eb 6,1), fino a che si stabilisca in essa “la pienezza del tempo” (Gal 4,4), ha bisogno di pedagogo, di amministratori e intendenti, affinché dopo tutto ciò colui che prima non è “per nulla differente da uno schiavo, pur essendo padrone di tutto” (Gal 4,1), una volta liberato, riceva il patrimonio da un pedagogo, da amministratori e intendenti, patrimonio analogo alla perla di gran valore, a “ciò che è perfetto”, che viene per abolire “ciò che è parziale” (cf 1Cor 13,10), quando uno sarà capace di accogliere “la sublimità della conoscenza di Cristo” (Fil 3,8), dopo essersi prima esercitato nelle conoscenze che sono – per così dire – superate dalla conoscenza di Cristo.
    Ma i più, che non hanno compreso la bellezza delle numerose perle della legge e neppure la conoscenza ancora “parziale” contenuta in tutta la “profezia”, immaginano di poter trovare quell’unica “perla di gran valore” senza che quelle siano state chiarite e comprese in tutto e per tutto, e di contemplare la sublimità della scienza di Cristo Gesù, a confronto della quale tutto ciò che precede tale e così grande conoscenza, pur non essendo di sua natura “spazzatura” (Fil 3,8) appare come concime gettato forse dal vignaiolo sul fico, con l’intento di fargli produrre i frutti (cfr. Lc 13,8-9) (Origene Commento al Vangelo di Matteo, X 9).