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  • La casa sopra la roccia (Mt 7,24-27)





    24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
    25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
    26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
    27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».




    1. "Prima di tutto, signore, spiegami questo: chi e la roccia e la porta". "La roccia e la porta sono il figlio di Dio". "Come mai, gli chiesi, la roccia e antica e la porta e nuova?". "Ascolta, insensato, e comprendi. 2. Il figlio di Dio e generato prima di ogni creatura, per essere consigliere del Padre nella creazione. Per questo la roccia e antica". "Ma la porta, domandai, perche e nuova?". 3. "Perche si manifesto negli ultimi giorni della fine. Per questo ci fu una porta nuova, perche quelli che devono salvarsi entrino nel regno di Dio attraverso di essa. (Il Pastore d’Erma, LXXXIX (12) 1-4).

    2. La torre, che vedi costruire, sono io, la Chiesa, che ti sono apparsa ora e prima. Domandami ciò che vuoi riguardo alla torre e te lo faro sapere, perche tu gioisca con i santi" (Il Pastore d’Erma, XI (3) 3).

    3. Sopra questa roccia il Signore ha fondato la sua Chiesa: ed è da questa pietra che l’apostolo Pietro ha derivato il suo nome (cf. Mt 16,18). Sopra una pietra di tal genere non si rinvengono tracce del serpente (cf. Prv 30,19). Di questa pietra il profeta parla con fiducia: “Appoggiai sulla pietra i miei piedi” (Sal 40 (39),3). E altrove dice: “La roccia è rifugio per le lepri e gli iraci” (Sal 104 (103),18). L’animale pauroso trova riparo nelle caverne di pietra: e con la cute dura e tutta piena di aculei nella caverna sta al sicuro. Per questo sta scritto di Mosè, al tempo della fuga dall’Egitto, quando era il leprotto del Signore: “Resta nel cavo della pietra, e mi vedrai da tergo” (Es 33,22-23) (Girolamo Commento al vangelo di Matteo, 7, 25-26).

    4. “Isacco edificò là un altare, invocò il nome del Signore e collocò là la sua tenda. Là i suoi servi scavarono un pozzo” (Gn 26,25).
    Certo anche nella legge Isacco costruisce un altare e colloca la sua tenda: nei vangeli invece non colloca la tenda, ma costruisce la casa e pone le fondamenta. Ascolta infatti la sapienza che dice della Chiesa: “La sapienza si è costruita una casa, e vi ha posto alla base sette colonne” (Prv 9,1). E riguardo a questo argomento sta’ a sentire anche ciò che dice Paolo: “Nessuno può porre altro fondamento all’infuori di quello che è stato posto, che è Cristo Gesù” (1Cor 3,11). Dove dunque c’è una tenda, anche se viene piantata, senza dubbio è destinata a essere disfatta; dove invece ci sono le fondamenta e la casa è edificata sopra la roccia, questa casa non viene mai abbattuta, appunto perché è fondata sulla roccia (cf. Mt 7,24). Tuttavia anche là Isacco scava un pozzo, e non smette mai di scavare pozzi, finché non scaturisca la fonte d’acqua viva (cf. Gn 26,19) e l’impeto del fiume non allieti la città di Dio (cf. Sal 45,5) (Origene Omelie sulla Genesi, XIV 2).

    5. Il Signore dice a Pietro: “Io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non la vinceranno. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato anche nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli” (Mt 16,18). Il Signore edifica la sua Chiesa sopra uno solo; anche se dopo la sua risurrezione egli conferisce un’eguale potestà a tutti gli apostoli con le parole: “Come il Padre a mandato me, anch’io mando voi. Ricevete lo Spirito santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi; saranno ritenuti a chi li riterrete” (Gv 20,1 s.), tuttavia per evidenziare l’unità dispose di sua autorità che l’origine della medesima procedesse da uno solo. Certamente anche gli altri apostoli erano ciò che era Pietro: erano insigniti di un’eguale partecipazione, sia di onore che di potere; ma l’origine viene dall’unità, affinché la chiesa di Cristo si manifesti una sola (Cipriano L’unità della Chiesa cattolica, 4).

    6. Finalmente il Signore domanda agli apostoli che cosa gli uomini pensino di lui; e tutte le loro risposte sono invariabilmente generiche, finché si dibattono nell’oscurità dell’ignoranza umana. Ma quando egli chiede formalmente ai discepoli quale sia la loro personale opinione, primo a dare pubblico riconoscimento al Signore è colui che è primo nella dignità apostolica. Egli affermò infatti: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente”; e Gesù gli rispose: “Beato tu sei, o Simone figlio di Giovanni, perché non la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,16-17). Il che significa: tu sei beato perché ti ha ammaestrato il Padre mio, perché non t sei lasciato ingannare da un’opinione umana, ma hai ricevuto un’ispirazione celeste: non dunque la carne o il sangue, ma colui, di cui io sono il Figlio unigenito, mi ha rivelato a te. “Ed io”, soggiunse Gesù, “si dico”: cioè come il Padre mio ti ha manifestato la mia divinità, così anch’io ti svelo la tua dignità: “che tu sei Pietro”, cioè, pur essendo io la pietra inviolabile, io “la pietra angolare che congiungo i due elementi in un solo elemento, io il fondamento” (cf. Ef 2,14. 20) oltre il quale nessuno può collocarne un altro, tuttavia anche tu sei costituito pietra, cui dà saldezza la mia stessa forza, sicché quanto mi appartiene in proprio, diviene comune anche a te perché te ne faccio parte. “E sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze dell’inferno non prevarranno contro di lei” (Mt 16,18), cioè sopra questo fondamento fortissimo io innalzerò un tempio eterno e l’altezza della mia Chiesa, destinata a raggiungere il cielo, si ergerà sulla solidità di questa fede. (Leone Magno Sermoni, IV 2).

    7. “E abiterete sicuri nella vostra terra” (Lv 26,5). Il malvagio non è mai sicuro, ma è sempre agitato, “fluttuante, trasportato da ogni vento di dottrina, secondo i raggiri degli uomini, per cadere nell’errore” (cf. Ef 4,14). Il giusto invece, che custodisce la Legge di Dio, “abita sicuro nella sua terra”. È saldo infatti il pensiero di colui che dice a Dio: “Signore, fortificami nelle tue parole” (Sal 119 (118), 28). Dunque: “fortificato, sicuro, radicato, abita sulla terra (cf. Ef 3,17). “fondato sulla fede” (cf. Col. 1,23); poiché “il suo edificio non è posto sulla sabbia (cf. Mt 7,26), né la sua radice è sulla pietra (cf. Mt 13,5), ma “la sua casa è fondata” (cf. Mt 13,5) sulla terra e la sua pianta è radicata “nel profondo della terra” (cf. Mt 13,21), cioè nell’intimo della sua anima. Giustamente dunque a un’anima di tal genere si dice nelle benedizioni: “E abiterete sicuri nella vostra terra e darò la pace sulla vostra terra” (Lv 26,5. 6) (Origene Omelie sul Levitico, XVI 5).

    8. È da molto che abbiamo udito i discorsi di Gesù; da tempo siamo stati istruiti dal vangelo e tutti ci siamo costruita una casa: ma dove? Sulla roccia, scavando nel profondo; o sulla sabbia, senza fondamento? L’attuale cimento lo dirà. Si è levata infatti una tempesta apportatrice di piogge, d’inondazioni, di venti o, come dice Luca, di diluvio (cf. Lc 6,48). Ed allorché questi elementi si abbatteranno contro la casa, non avranno la forza di scuoterla e quindi essa non cadrà, “perché è stata fondata sulla roccia” (Mt 7,25) che è Cristo; oppure mostrerà la precarietà della costruzione, destinata a crollare con la prima occasione.
    Non tocchi questa sorte alle nostre case! Poiché davvero grande è la rovina che tien dietro al rinnegamento o, secondo le parole di Luca, “grande è la voragine” (Lc 6,49) prodotta da una casa senza fondamento. Preghiamo, dunque, di diventare simili all’uomo saggio che “fondò la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24). Su tale costruzione cada pure la pioggia mandata dai “maligni spiriti dell’aria” o cadano le inondazioni dei “principi” e delle “potestà” (Mt 7,27), nostri nemici, oppure i gagliardi venti dei “dominatori di questo mondo tenebroso” (cf. Ef 6,12) o ancora il diluvio da parte degli spiriti infernali: cozzino contro la nostra dimora fondata sulla roccia, per cui oltre a non cadere la costruzione, e nemmeno ad esser per nulla scossa, gli spiriti del male, più che recarcene, ricevano da noi offesa. Possa ognuno di noi dire, colpendo il nemico: “Così combatto e non come chi batte l’aria” (1Cor 9,26) (Origene Esortazione al martirio, 48).

    9. (6) “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24), e ciò che segue.
    Il senso è collegato a ciò che precede. Riprovando la millanteria dei falsi profeti e le simulazioni degli ipocriti, egli descrive l’uomo della fede perfetta in lui mediante l’esempio di un paragone. Chi ascolta e mette in pratica le sue parole è edificato sulla roccia e si appoggia su un fondamento stabile e solido, e non può crollare per l’infuriare delle tempeste che si abbattono (con la roccia il Signore designa se stesso come fondamento saldo di una costruzione elevata). Né potrà vacillare a causa delle piogge, dei fiumi o del vento, colui che si è innalzato, appoggiandosi su di lui, in una costruzione elevata (con le piogge egli designa l’attrattiva dei piaceri ingannevoli che penetrano insensibilmente e, come prima cosa, indeboliscono la fede, aprendovi delle fessure). Dopo che lo straripamento dei fiumi (cioè l’assalto delle passioni più violente) e al loro seguito tutta la veemenza dei venti che soffiano attorno imperversano, ossia si abbatte l’assalto di tutto il soffio della potenza diabolica, l’uomo, edificato sul fondamento della roccia, rimarrà stabile e non potrà essere rimosso. Ma lo stolto, che non mette in pratica queste parole che ha ascoltato, come una casa che è stata costruita sulla sabbia, è malsicuro, e sarà subito abbattuto dalle piogge che vi penetrano, trasportato dai fiumi, sballottato dai venti, distrutto con grande ammasso delle rovine, conformemente alla natura della sabbia, sulla quale è stato costruito.
    (7) E così, mediante l’esempio dei paragoni precedenti, il Signore ha voluto che noi eseguiamo ciò che ha comandato e crediamo a ciò che ha promesso. (Ilario Commento a Matteo, VI 6-7).

    10. (2) Quello che è meraviglioso consiste nel fatto che, pur non essendoci calma, ma una violenta tempesta, grande sconvolgimento e continue tentazioni, una persona siffatta non può vacillare neppure un po’. “Cadde la pioggia”, dice, “strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia” (Mt 7,25). Chiama qui pioggia, fiumi, venti in senso metaforico le sventure e le disgrazie umane, quali le calunnie, le insidie, le afflizioni, le morti, la perdita dei propri beni, le ingiurie altrui, tutto ciò che si potrebbe indicare come mali nella vita. Ma, vuol dire, un’anima simile non cede di fronte a nulla, e il motivo è che è fondata sopra la roccia. Chiama “roccia” la sicurezza del suo insegnamento, perché i suoi precetti sono più forti della roccia, in quanto innalzano al di sopra di tutte le tempeste umane. Chi infatti li osserva accuratamente, non soltanto sarà superiore alle ingiurie degli uomini, ma anche agli stessi demoni che tramano insidie contro di lui.
    (3) A riprova del fatto che quanto è stato detto non è una spavalderia, ci è testimone Giobbe che sostenne tutti gli assalti del diavolo e rimase immobile; o potrebbero testimoniare anche gli apostoli che, pur scagliandosi contro di loro le tempeste del mondo, i popoli, i tiranni, interni ed esterni, i demoni, il diavolo, e pur facendosi ricorso ad ogni espediente, furono più saldi della roccia e annullarono tutto ciò. Che ci potrebbe essere di più beato di questa vita? Ciò potrà essere procurato non dalla ricchezza, non dalla forza fisica, non dalla gloria, non dal potere né da nient’altro se non soltanto dal possesso della virtù. Non è possibile, non è possibile trovare un’altra vita libera da tutti i mali, se non soltanto questa. Ne siete testimoni voi che conoscete le insidie che si trovano nei palazzi reali, i tumulti e i disordini che ci sono nelle case dei ricchi. Ma niente di simile accadde agli apostoli. Ebbene? Non ci fu niente di simile né subirono alcun male da nessuno? Quello che è meraviglioso soprattutto è che affrontarono molte insidie e si abbatterono su di loro molte tempeste, ma non sconvolsero la loro anima né li gettarono nello sconforto; anzi lottando a corpo nudo, vinsero e risultarono superiori.
    Anche tu dunque, se vuoi mettere in pratica accuratamente questi precetti, ti farai beffe di tutto, perché se sei fortificato dalla filosofia di queste esortazioni, niente potrà recarti dolore. In che t danneggerà infatti chi vuole tramare insidie contro di te? Ti priverà delle ricchezze? Ma, prima di tale minaccia, hai ricevuto l’ordine di disprezzarle e di tenerti lontano da esse tanto intensamente, da non chiedere mai niente di simile al Signore. Ma ti getta in carcere? A prescindere però dal carcere, hai ricevuto l’ordine di vivere in modo da essere crocifisso a tutto il mondo (cf. Gal 6,14). Parla male di te? Ma ti ha liberato Cristo anche da questo dolore, promettendoti, senza fatica da parte tua, una grande ricompensa per la pazienza e purificandoti dall’ira e dall’angustia che ne derivano, al punto da ordinare perfino di pregare per i nemici (cf. Mt 5,44). Ti perseguita e ti circonda di innumerevoli mali? Ma ti procura una corona più splendida. Ti elimina e ti uccide? Per questo ti è ancora assai utile, perché ti procura il premio dei martiri, ti manda più rapidamente al porto tranquillo, ti offre l’occasione di una ricompensa maggiore e ti fa trarre profitto dal giudizio comune. Quello che è soprattutto mirabile è che coloro che tramano insidie non solo non danneggiano affatto, ma anzi rendono più gloriosi coloro che vengono colpiti. Che cosa potrebbe essere pari a questo, vale a dire scegliere una vita tale, quale è soltanto questa? Poiché aveva parlato della via stretta e angusta (cf. Mt 7,14), per recare conforto alle loro fatiche proprio in base ad essa, mostra che grande è la sua sicurezza e grande è la gioia che ne deriva, come d’altra parte grande è la rovina e il danno della via opposta. Come aveva indicato la ricompensa della virtù anche a partire da questa vita, così mostra pure la punizione della malvagità. Come dico sempre, ripeterò anche ora che in ogni occasione predispone la salvezza dei suoi ascoltatori in entrambi i modi, mediante il fervore per la virtù e l’avversione per la malvagità. Poiché ci sarebbero stati alcuni che, pur ammirando le sue parole, non ne avrebbero però dato la dimostrazione per mezzo delle opere, per prevenirli incute loro timore dicendo che, anche se le parole sono belle, non è sufficiente l’ascolto per essere al sicuro, ma occorre anche l’obbedienza per mezzo delle opere, e tutto consiste proprio in questo.
    Qui pone termine al suo discorso, lasciando che il timore si sviluppi in essi. Come infatti riguardo alla virtù non li ha stimolati soltanto in base alla prospettiva futura, parlando del regno dei cieli, della ricompensa ineffabile, della consolazione e di innumerevoli beni, ma anche con riferimenti alle realtà presenti, mostrando la saldezza e l’immobilità della roccia; così anche riguardo alla malvagità non incute timore soltanto con la prospettiva di ciò che si aspetta, ad esempio, l’albero che viene tagliato, il fuoco inestinguibile, il fatto di non entrare nel regno, l’espressione: “Non vi conosco”, ma anche con riferimento alle realtà presenti, intendo dire il crollo della casa (cf. Mt 7,27). Perciò ha reso il discorso più vivace, spiegando il concetto con una similitudine. In effetti non era lo stesso dire che la persona virtuosa sarà indomita, mentre il malvagio potrà essere facilmente conquistato, e presentare la roccia, la casa, i fiumi, la pioggia, il vento e cose di questo genere. “Chiunque ascolta queste mie parole”, dice, “e non le mette in pratica, sarà simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia” (Mt 7,26). Giustamente lo ha chiamato stolto, perché ci potrebbe essere di più insensato di chi edifica la casa sulla sabbia e si sobbarca alla fatica, viene privato del frutto e del riposo e, in cambio di questo, subisce il castigo? È evidente a tutti che coloro che praticano la malvagità si affannano, perché l’avido, l’adultero, il calunniatore si affaticano e si sforzano assai in modo da portare a termine la loro iniquità; però non solo non traggono alcun vantaggio da queste fatiche, ma anzi subiscono un grande danno. Anche Paolo, alludendo a ciò, diceva: “Chi semina nella sua carne, raccoglierà corruzione dalla sua carne” (Gal 6,8). A costui assomigliano coloro che edificano sulla sabbia, vale a dire ad esempio sulla fornicazione, sulla dissolutezza, sulla ubriachezza, sulla collera, su tutti gli altri vizi.
    (4) Così era Acab, ma non così era Elia. Mettendo la virtù e la malvagità l’una accanto all’altra, ne conosceremo con maggior precisione la differenza. L’uno edificò sulla roccia, l’altro sulla sabbia; perciò questi, pur essendo re, temeva e tremava di fronte al profeta che aveva soltanto una pelle di pecora (cf. 1Re 19,13). Così erano i giudei, ma non gli apostoli; perciò, pur essendo pochi e incatenati, mostrarono la saldezza della roccia, mentre quelli, pur essendo molti e armati, mostrarono la debolezza della sabbia. Dicevano infatti: “Che dobbiamo fare a questi uomini?” (cf. Atti 4,16). Vedi che erano in difficoltà non quelli che erano in loro potere e imprigionati, ma coloro che esercitavano il dominio su di loro e li tenevano incatenati? Che ci potrebbe essere di più insolito? Tu li hai in tuo potere e sei in difficoltà? E assai giustamente. Poiché avevano edificato tutto sulla sabbia, per questo motivo erano più deboli di tutti. Perciò dicevano ancora: “Che fate, voi che volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo?” (cf. Atti 5,28). Che dice? Tu fustighi e temi? Tu minacci e hai paura? Tu giudichi e tremi? Tanto debole è la malvagità. Non erano però così gli apostoli, ma come? “Noi non possiamo non parlare di quello che abbiamo visto e ascoltato” (Atti 4,20). Hai visto il loro animo sublime? Hai visto la roccia che si fa beffe dei marosi? Hai visto la casa incrollabile? Quello che era più meraviglioso consisteva nel fatto che non soltanto non erano timorosi a causa delle insidie che si tramavano loro, ma anzi ne ricevevano maggior coraggio e li gettavano in un’angoscia più grande. In effetti chi colpisce l’acciaio, è lui che è colpito; chi prende a calci gli sproni, è lui che viene punto e che riceve gravi ferite; chi tende insidie contro le persone virtuose, è lui che corre pericoli. La malvagità e tanto più debole, quanto più si schiera contro la virtù. E come chi imprigiona il fuoco nel vestito, non estingue la fiamma, ma consuma il vestito, così chi oltraggia i virtuosi, li opprime e li incatena, li rende più gloriosi e rovina se stesso. Difatti quanto maggiori sono i mali che soffri vivendo rettamente, tanto più forte diventi; quanto più onoriamo la filosofia, tanto più non avremo alcuna necessità e quanto più non abbiamo necessità, tanto maggiormente diventiamo forti e superiori a tutto.
    Così era Giovanni; perciò nessuno lo angustiava, mentre egli angustiava Erode. L’uno, pur non avendo nulla, tenne testa a quel potente; l’altro, invece, pue essendo cinto del diadema, rivestito di porpora e circondato da tanto sfarzo, trema, ha paura di che era privo di tutto e non poteva vederlo senza averne timore, benché gli fosse stata tagliata la testa. A riprova del fatto che, anche dopo la sua morte, la paura che ne aveva era il culmine, ascolta che cosa dice: “Questi è Giovanni che io ho fatto uccidere” (Mt 14,2). L’espressione: “ho fatto uccidere”, indicava non che si esaltava, ma che cercava di alleviare la paura e induceva l’anima turbata a ricordarsi che lui l’aveva fatto trucidare. Tanta è la forza della virtù, che anche dopo la morte è più potente dei viventi. Perciò, anche quando viveva, coloro che pure avevano molte ricchezze venivano da lui e dicevano: “Che cosa dobbiamo fare?” (cf. Lc 3,10). Avete tanti beni e volete conoscere da chi non ha nulla la via della vostra prosperità? Voi ricchi, da chi è povero? Voi che siete nell’esercito, da chi non ha neppure una casa? Così era anche Elia; perciò parlava al popolo con la medesima franchezza. Quello diceva: “Razza di vipere!” (Mt 3,7); questi: “Fino a quando zoppicherete con entrambi i vostri piedi?” (1Re 18,21). Questi diceva: “Hai assassinato ed hai preso la sua eredità” (1Re 21,19); l’altro: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello Filippo” (Mc 6,18). Hai visto la roccia? Hai visto la sabbia? Come cade giù facilmente? Come cede di fronte alle sventure? A che stravolgimento va incontro, anche se ha il sostegno del re, della moltitudine, del potere?
    Quelli che realizzano la costruzione della casa sulla sabbia diventano più stupidi di tutti. E tale casa non crolla semplicemente, ma anche in modo assai disastroso. “La sua rovina”, dice infatti, “fu grande” (Mt 7,27). Il pericolo non riguarda realtà di poco conto, ma l’anima, la perdita dei cieli e di quei beni immortali. Di più, anche prima di tale perdita, chi si comporta così vivrà nel modo più infelice di tutti, perché si troverà continuamente in mezzo allo sconforto, a paure, affanni, inquietudini. Alludendo a questa situazione un sapiente diceva: “L’empio fugge, anche se nessuno lo insegue” (Prv 28,1). In effetti individui di tal genere tremano davanti alle ombre, sospettano degli amici, dei nemici, dei servi, di quelli che li conoscono e di quelli che non li conoscono, e, prima del castigo finale, sono puniti qui nel modo più severo Per indicare tutto ciò Cristo diceva: “La sua rovina fu grande”, concludendo in modo conveniente l’esposizione di questi nobili precetti, e persuadendo coloro che erano assai increduli, anche in base alle realtà presenti, a fuggire la malvagità. Anche se il discorso sui beni futuri era più sublime, tuttavia questo tipo di esposizione era più idoneo a frenare coloro che erano più ottusi e ad allontanarli dall’iniquità. Perciò concluse il suo discorso in questo modo, perché rimanesse impresso in essi il profitto che ne ricavavano (Giovanni Crisostomo Omelie sul vangelo di Matteo, XXIV 2-4).