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Il granello di senape (Mc 4,30-32)

30 Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
31 Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra;
32 ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».

 



5.2. Il granello di senape

1. Giovanni Crisostomo, Omelie sul vangelo di Matteo, 46, 2 (vol. II p. 297-298).

Espose loro un’altra parabola: “Il regno dei cieli è simile a un granello di senape”. Poiché infatti ha detto che della semente tre parti vanno perdute e se ne salva una sola, e del resto nella parte stessa che si salva si verifica un danno così grande, perché non dicessero: Chi e quanti saranno i credenti?, rimuove anche questa paura spingendoli alla fede mediante la parabola della senape e mostrando che l’annuncio evangelico si sarebbe esteso in ogni caso. Perciò ha proposto l’immagine di quel legume che si adatta molto bene all’argomento in discussione: “Esso –dice– è il più piccolo di tutti i semi ma, quando è cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e nidificano fra i suoi rami”. Ha voluto mostrare la prova della sua grandezza; così, intende dire, avverrà anche dell’annuncio evangelico. Infatti i discepoli erano più deboli di tutti e inferiori a tutti, ma tuttavia, poiché grande era la potenza che si trovava in essi, si dispiegò ovunque nel mondo.

2. Ambrogio di Milano, Commento al vangelo di san Luca, VII 183-186 (vol. II p. 106-108).

[183]. Non disprezzare questo granello di senape: “È certamente il più piccolo di tutti i semi, ma diviene, una volta cresciuto, il più grande di tutti gli ortaggi”. Se Cristo è il granello di senape, in che modo egli è il più piccolo, e in che modo cresce? Non è nella sua natura, ma secondo la sua apparenza che cresce. Vuoi sapere in qual modo è il più piccolo? “Lo abbiamo visto e non aveva né bella apparenza né decorosa” (Is 53,2). Apprendi ora come è il più grande: “Risplendeva di bellezza al di sopra dei figli degli uomini” (Sal 44,3). Infatti colui che non aveva né bella apparenza né decorosa, è stato fatto superiore agli angeli, oltrepassando tutta la gloria dei profeti che Israele, nella sua debolezza, aveva mangiato come delle erbe; alcuni, infatti, rifiutarono il pane che fortifica i cuori, altri non lo ricevettero.
[184]. Cristo è il seme, in quanto è seme di Abramo: “Poiché le promesse furono fatte ad Abramo e al suo seme. Egli non dice: ai suoi semi, come parlando di molti; ma, come parlando di uno solo: al suo seme, che è il Cristo” (Gal 3,16). E non soltanto Cristo è il seme, ma è il più piccolo di tutti i semi, perché non è venuto né nella regalità, né nella ricchezza, né nella sapienza di questo mondo. Orbene, subito egli ha allargato, come un albero, la cima elevata della sua potestà, in modo che noi possiamo dire: “Sotto la sua ombra con desiderio mi sedetti”(Ct 2,3).
Sovente, credo, egli appariva contemporaneamente albero e granello. È granello quando si dice di lui: “Non è costui il figlio di Giuseppe l’artigiano?” (Mt 13,55). Ma, nel corso di queste stesse parole, egli subito è cresciuto, secondo la testimonianza dei giudei, perché essi non riescono neppure a toccare i rami di quest’albero divenuto gigantesco: “Donde gli viene –essi dicono– questa sapienza?” (Mt 13,54).
[185]. È dunque granello nella sua apparenza, albero per la sua sapienza. Tra le foglie dei suoi rami, l’uccello notturno nel suo nido, il passero sperduto sul tetto, colui che fu rapito in paradiso, e colui che dovrà essere trasportato sulle nubi in aria, hanno ormai un luogo sicuro dove riposare. Là riposano anche le potenze e gli angeli del cielo, e tutti coloro che per le azioni spirituali meritarono di volare. Vi riposò san Giovanni, quando reclinava la testa sul petto di Gesù, o meglio, egli era come un ramo nutrito dal succo vitale di quest’albero. Un ramo è Pietro, un ramo è Paolo “dimenticando ciò che sta dietro e tendendo a ciò che sta davanti” (Fil 3,13): e noi, che eravamo lontani, che siamo stati radunati dalle nazioni, che per lungo tempo siamo stati sballottati nella vanità del mondo dalla tempesta e dal turbine dello spirito del male, spiegando le ali della virtù, voliamo nel loro seno e come nei recessi della loro predicazione, affinché l’ombra dei santi ci protegga dal fuoco di questo mondo.
[186]. Così, nella tranquillità di un sicuro riposo, la nostra anima, che una volta era curva, come quella donna, sotto il peso dei peccati, “scampata come un uccello dalle reti dei cacciatori” (Sl 123,7) si è levata sui rami e i monti del Signore.

3. Giovanni Crisostomo, Omelia 7, PG 64,23.

Oh grano, con la quale il mondo è stato fatto, dal quale l'oscurità è stata dissipata e la Chiesa rinnovata! Questo grano, appeso alla croce, aveva così tanto potere, che sebbene fosse sconfitto, con la sola parola liberò il ladro dal legno e lo portò alle delizie del paradiso. Questo grano, ferito dalla lancia nel fianco, distillava la bevanda per gli assetati d'immortalità. Questo grano di senape, preso dal legno e deposto in un giardino, ha dato ombra a tutta la terra con i suoi rami. Questo grano, depositato nel giardino, estese le sue radici fino all'inferno, strappò le anime che erano lì e dopo il triduo li portò in cielo.

4. Gregorio Magno, Commento morale a Giobbe, XIX 1,3 (vol. 3, p. 23).
Egli stesso è il granellino di senapa, egli che, gettato nel sepolcro dell’orto, è risorto come un grande albero. Quando moriva era un granellino, quando risuscitò diventò un albero. Granellino per l’umiltà della carne, albero per la potenza della sua maestà. Granellino, perché “l’abbiamo visto e non aveva aspetto umano” (Is 53,2). Albero, perché “è il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 44,3). I santi predicatori sono i rami di quest’albero. E vediamo come largamente si estendano. Che si dice infatti di essi? “Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola” (Sal 18,5). Tra questi rami si sono posati gli uccelli, perché le anime sante, che con certe ali di virtù si sollevano dai pensieri della terra, traggono dai loro detti consolazione e riposo dalle fatiche di questa vita.

5. Ambrogio di Milano, Commento al vangelo di san Luca, VII 179 (vol. II p. 104-105).

[179]. Ma la fede talvolta è tritata, talvolta premuta, talvolta seminata. Lo stesso Signore è un granello di senape. Egli non aveva subìto ingiurie, ma, come il granello di senape, prima di essersi accostato a lui, il popolo non lo conosceva. Egli volle essere stritolato, in modo che noi potessimo dire: “Noi siamo per Dio il buon profumo di Cristo” (2Cor 2,15); volle essere premuto, sicché Pietro disse: “La folla ti preme intorno” (Lc 8,45), ed infine volle essere anche seminato come il granello che fu “preso e gettato da un uomo nel suo orto”. Infatti in un orto Cristo fu catturato e poi seppellito; in un orto crebbe, dove pure risorse. È divenuto un albero, così come sta scritto: “Come un albero di melo tra gli alberi della foresta, così è mio fratello tra i giovani.

6. Pietro Crisologo, Sermoni, 98,5-6, (vol. II p. 257).

Ma ritorniamo al grano di senape. Così tutta l’espressione più alta del Regno rimane e si colloca nel regno dei cieli: il regno è Cristo, che, come un grano di senape, seminato nell’orto di un corpo verginale, in tutto il mondo è cresciuto nell’albero della croce e, quando veniva triturato dalla sua passione, ha emesso un così forte sapore del suo frutto da insaporire e rendere gustoso col suo contatto ugualmente tutto ciò che ha vita. Infatti, nella interezza di un grano di senape esiste una qualità occulta, ma tale sua qualità si rivela con grandissima potenza, se viene triturato. Così volle essere triturato nel corpo Cristo, che non volle che la sua forza rimanesse nascosta. Anche noi, fratelli, trituriamo questo grano di senape per sentirne la forza in tale confronto.

Cristo è re, perché egli è tutta l’Origine della sovranità: Cristo è regno, perché in lui è tutta la maestà del suo regno; Cristo è uomo, perché tutto l’uomo è rinnovato in Cristo; Cristo è il grano di senape, nel quale tutta la grandezza di Dio è rimpicciolita da tutta la piccolezza dell’uomo.

7. Giovanni Crisostomo, Omelia 7, PG 64,24-25.

Oh seme della vita che viene da Dio Padre e viene seminato sulla terra! Oh seme dell'immortalità con il cui cibo siamo riconciliati con Dio! Oh albero eccellente, coltivato solo dal Padre! Quest’albero è nato dal cuore del Padre, quest'albero è fiorito dai tesori degli onnipotenti, quest’albero ha le sue radici nel cielo, è apparso nel mondo ed è stato sfruttato dagli uomini. Oh albero che è stato visto sulla terra e fiorito in cielo! Oh piccolo seme agli occhi degli uomini, ma il più grande di tutti negli occhi del Padre! Questo seme apparve anche ai morti che erano negli inferi, il cui frutto è stato la risurrezione degli uomini; dopo aver gettato alla morte un dardo mortale, fu adorato dalle mura dell'inferno, che si inchinarono piegando le ginocchia. I suoi rami diedero ombra al mondo intero e, guidati dallo Spirito Santo, non sono danneggiati dal calore eccessivo. Deliziati sotto quest’albero e balla con i cori degli angeli.

8. Pietro Crisologo, Sermoni, 98, 6, (vol. II p. 257-259).

Egli è diventato tutto per rinnovare in sé tutti. Cristo uomo ha ricevuto il grano di senape, cioè Cristo uomo ha ricevuto il regno di Dio, che aveva sempre avuto Cristo Dio. Lo ha seminato nel suo giardino; cita spesso la sposa di questo giardino nel Cantico dei cantici, dicendo: “Giardino cintato” (Ct 4,12). Il giardino significa  la coltivazione diffusa in tutta la terra dal vomere del Vangelo, chiuso dagli stimoli della disciplina, purificato da ogni pessima erba dal lavoro degli apostoli, ameno per i virgulti dei fedeli, i gigli delle vergini, le rose dei martiri, la verzura, odoroso di fiori eterni. Cristo ha seminato così il grano di questa senape nel suo giardino, cioè con la promessa del suo regno, che ha messo radici nei patriarchi, è nato nei profeti, è cresciuto negli apostoli, ha prodotto nella Chiesa un grande albero, ha sviluppato molteplici rami nei vari doni, come narra l’apostolo dicendo: “Ad uno è stato dato il linguaggio della sapienza, ad un altro la parola della scienza, ad un altro la cura delle guarigioni, ad un altro il potere dei miracoli, ad un altro la profezia, ad un altro il dono di distinguere gli spiriti, ad un altro la varietà delle lingue” (1Cor 12,8-10).

9. Ilario di Poitiers, Commento al vangelo di Matteo,13,4 (p.184-185).

Questo granello è stato seminato in un campo. Ciò vale a dire che quando Egli è stato preso dal popolo e dato alla morte, fu sepolto come in un campo. Qui il suo corpo è stato in qualche modo semenza, e sorpassa in altezza ogni legume e si eleva al di sopra di tutta la gloria dei profeti. Infatti la predicazione dei profeti rassomiglianti a una pianta di legume è stata data ad Israele come a un malato. Ma ora già gli uccelli del cielo vi abitano, portati dai rami dell’albero che si drizzano dal mondo verso la parte più alta del cielo. noi comprendiamo che nei rami sono indicati gli apostoli, lanciati per la potenza di Cristo a protendere la loro ombra sul mondo. Verso di loro voleranno i pagani nella speranza della vita e si riposeranno come sopra i rami di un albero affaticati dal turbine dei venti, cioè dal soffio e dallo spirito del diavolo.

10. San Girolamo, Commento al vangelo di Matteo, 13,31-32 (p. 127-128).

La predicazione del Vangelo è la più piccola tra tutte le dottrine filosofiche. Annunziando lo scandalo della croce, come primo insegnamento non ha infatti altra verità che la fede nella morte dell’uomo Signore e Dio. Paragona questo insegnamento ai sistemi dei filosofi, ai loro libri, allo splendore dell’eloquenza e alla ricchezza dei loro discorsi, e vedrai quanto il Vangelo sia il più piccolo fra tutti gli altri semi. Ma quelle dottrine, sviluppandosi, non mostrano niente di vivo, di concreto, di vitale, ma tutte si snervano, flaccide e marce, come ortaggi e erbe che inaridiscono e muoiono. Invece, questa predicazione che sembrava piccola all’inizio, quando si sarà sviluppata nell’anima del credente come in tutto il mondo, non diventa un ortaggio, ma cresce come albero, come chiaramente dicono gli altri evangelisti. Il grano di senape seminato nella terra o nel campo del Signore cresce, dunque, e da ortaggio si trasforma in albero.

11. Beda, Commento al vangelo di Marco, I, in Mc 4,32 (p. 132-133).

È infatti grandissima l’altezza di quest’albero, dato che la predicazione del Vangelo eleva gli spiriti dei suoi ascoltatori fino a far loro desiderare le cose celesti. È estesa con i suoi rami, perché ha raggiunto i confini di tutto il mondo grazie ai predicatori che da lei sono nati. Eccelle per la sua longevità, perché la verità che essa annunzia non avrà mai fine. Sotto la sua ombra si rifugiano gli uccelli del cielo, perché le anime fedeli, che sono avvezze a volare verso le cose celesti per mezzo del desiderio e ad avere il cuore in alto, abbandonati tutti i desideri delle cose terrene, dicono come dice il salmista: “Nella protezione delle ali (del Signore) spereremo” (Sal 35,8). Per questo anche la sposa del Cantico dei Cantici, cioè l’unica Chiesa dei santi misticamente formata da molte anime, si esalta e dice: “Mi sono seduta sotto l’ombra di Colui che ardentemente bramavo; dolcissimo è il suo frutto al mio palato” (Ct 2,3), il che significa, in altre parole: –Abbandonando ogni altra consolazione, mi sono posta sotto la protezione di Colui che desideravo vedere, e la gioia della sua visione e la sua presenza sono tanto dolci per il mio cuore che mi hanno costretta a disprezzare, anzi a rigettare, tutto quanto non è lui –.

12. Ambrogio di Milano, Commento al vangelo di san Luca, VII 180 (vol. II p. 105).

Dunque, anche tu semina Cristo nel tuo orto –l’orto è un luogo pieno di fiori e di frutti diversi – in modo che vi fiorisca la bellezza della tua opera e profumi l’odore vario delle diverse virtù. Là dunque sia Cristo, dove c’è il frutto. Tu semina il Signore Gesù: egli è un granello quando viene arrestato, un albero quando risuscita, un albero che fa ombra a tutto il mondo. È un granello quando viene sepolto in terra, ma è un albero quando si eleva al cielo.

13. Ambrogio di Milano, Commento al vangelo di san Luca, VII 176-177 (vol. II p. 103-104).

[103]. Vediamo dunque perché il sublime regno dei cieli è paragonato a un granello di senape. Ricordo di aver letto, anche in un altro passo, del granello di senape, dove dal Signore è paragonato alla fede con queste parole: “Se avrete fede quanto un granello di senape, direte a questo monte: Spostati e gettati in mare” (Mt 17,20). Non è certo una fede mediocre, ma grande, quella che è capace di comandare a una montagna di spostarsi: ed infatti non è una fede mediocre quella che il Signore esige dagli apostoli, sapendo che essi debbono combattere l’altezza e l’esaltazione dello spirito del male. Vuoi esser certo che bisogna avere una grande fede? Leggi l’apostolo: “E se avessi così tanta fede da trasportare le montagne” (1Cor 13,2).
[104]. Orbene, se il regno dei cieli è come un granello di senape e anche la fede è come un granello di senape, la fede è certamente il regno dei cieli, e il regno dei cieli è la fede. Quindi, chi ha la fede ha il regno dei cieli; e il regno dei cieli è dentro di noi come dentro di noi è la fede. Leggiamo infatti: “Il regno dei cieli è dentro di voi” (Lc 17,21); e altrove: “Abbiate la fede in voi” (Mc 11,22). E infine Pietro, che aveva tutta la fede, ricevette le chiavi del regno dei cieli, per aprirne le porte agli altri.

14. San Girolamo, Commento a Mt, 13,31-32 (p. 128).

Molti, leggendo che il granello di senape è il più piccolo di tutti i semi e ascoltando quanto dicono nel Vangelo i discepoli: “Signore, accresci la nostra fede” (Lc 17,5), e quanto a essi risponde il Salvatore: “In verità vi dico che se avrete tanta fede quanto un granello di senape e direte a questo monte: spostati, esso si sposterà” (Lc 17,6), suppongono che gli apostoli si limitino a chiedere una piccola fede, oppure che il Signore con quella espressione dubiti della loro poca fede; mentre l’apostolo Paolo considera grandissima la fede paragonata dal Signore al granello di senape. Infatti l’apostolo dice: “Se avessi una fede tale da trasportar le montagne, e non ho la carità, io sono un niente” (1Cor 13,2). Per concludere: le opere che si possono compiere con la fede che il Signore paragona al granello di senape, per l’apostolo sono il frutto che deriva da una fede completa.

15. Efrem il Siro, Diatessaron, 11,20 (p. 207).

Se nostro Signore non fosse nato da donna, se non fosse uscito da una vergine e se non avesse sofferto, dovremmo paragonarlo alle “persone alate” che vengono dal cielo con il loro corpo. Ma per dimostrare che ha veramente assunto un corpo, si è paragonato a un "granello" seminato nella terra; ha ricevuto il suo corpo da questa terra, sul quale hanno riposato le “persone alate”. Giovanni Battista testimonia: “Ho visto lo Spirito che scese come una colomba dal cielo e vi rimase sopra di Lui” (Gv 1,32).

16. Ambrogio di Milano, Commento al vangelo di san Luca, VII 186 (vol. II p. 108).

Così, prima, nelle superflue osservazioni, svolazzavamo con leggerezza nella nostra vanità: ora invece, con le mani sciolte, grazie alla fede di Cristo, e liberati dagli impacci del sabato, ci applichiamo alle buone opere, e nello stesso banchetto abbiamo la libertà, ed evitiamo l’intemperanza, nel timore che, affrancati dalla legge, si finisca schiavi delle cupidigie; la legge infatti ci teneva legati a sé, per svincolarci dalle cupidigie. La grazia, che soppresse una minore schiavitù, ci ha prescritto cose molto più gravi: “Tutto ci è permesso, ma non tutto ci conviene” (1Cor 6,12). È grave infatti servirsi di un potere per tornare sotto un potere. Cessa dunque di essere sotto la legge, per essere, grazie alla virtù, al di sopra della legge.