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Parabola della rete (Mt 13,44-46)

47 Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci;
48 quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla.
49 Così avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti
50 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.




4.1. La rete

1. Tra i vari mestieri degli uomini, perché scelse proprio la pesca, per chiamare da quell’attività a farne suoi apostoli Simone e i figli di Zebedeo? Non può sembrare che sia stato fatto senza intenzione quello che doveva avere valore di dimostrazione. Così disse a Pietro, sbigottito per la pesca abbondante: “Non avere paura, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Con queste parole, infatti, suggeriva loro che dovevano comprendere che si era compiuta la profezia, cioè che lui era quello che per bocca di Geremia aveva proclamato: “Ecco, io mando molti pescatori, ed essi li pescheranno, vale a dire pescheranno gli uomini (Tertulliano, Contro Marcione, IV 9).

2. Il Signore nostro Gesù Cristo, volendo piegare la cervice dei superbi, non volle servirsi del retore per andare in cerca del pescatore, ma si servì di un pescatore per conquistare l’imperatore (Agostino, Commento al vangelo di Giovanni, VII 18).

3. Il vaticinio di Geremia, che dice: “Ecco, manderò a voi molti pescatori” (Ger 16,16), si è compiuto: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dopo avere udito le parole: “Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini”, hanno intrecciato per sé stessi, ricavandola dal Vecchio e dal Nuovo Testamento, una rete fatta di insegnamenti evangelici e l’hanno gettata nel mare di questo mondo. Questa rete è ancora oggi tesa in mezzo ai flutti e prende, dalle onde amare e salate, tutto quanto incontra, cioè uomini buoni e cattivi, pesci buoni e cattivi (Girolamo, Commento al vangelo di Matteo, II 13, 47-49).

4. Che cosa sono le reti dell’apostolo, che il Signore gli ordina di gettare, se non il significato delle parole, il senso del discorso, le profondità delle dispute, che non lasciano più sfuggire coloro che non sono presi? Ed è giusto che gli strumenti della pesca apostolica siano le reti, perché le reti non fanno morire chi vi è preso, ma lo conservano, lo traggono dalle profondità alla luce e dal fondo conducono in alto chi fluttuava sott’acqua (Ambrogio, Commento al vangelo di Luca, IV 72).

5. Per le immagini e le statue, le somiglianze non sono assolute rispetto agli originali, ma per fare un esempio, un’immagine dipinta a cera su una tavola di legno h la somiglianza solo della superficie insieme a quella dei colori, ma non ne ritrae né cavità né sporgenze, se non in apparenza; mentre il modellamento di statue cerca di ritrarre la somiglianza dei vuoti e dei pieni, non più quella cromatica; e se si realizza un’effigie in cera, si cerca di ritrarre entrambi gli aspetti – voglio dire sia quello cromatico che quello dei pieni e dei vuoti, senza per questo essere immagine di ciò che è dentro agli originali. Ebbene, allo stesso modo mi devi intendere, riguardo alle similitudini evangeliche, il fatto che il regno dei cieli, paragonato a qualche realtà, non rassomigli in tutti gli aspetti al modello della similitudine, ma soltanto in alcuni punti, quelli che ci vogliono per l’insegnamento ricevuto. […]
Ma poiché agli inizi dicevamo che le parabole e le similitudini non vanno prese in riferimento a tutti i punti della realtà […] c’è ancora da dimostrare questo, in quel che diremo: che trattandosi di pesci, in ciò che attiene alla loro vita, è un male che accada loro di trovarsi in una rete: viene meno loro la vita naturale, e non soffrono niente di più grave che perdere la loro vita di pesci, sia che li mettano nei canestri sia che li gettino fuori. Ma stando all’interpretazione della parabola, non è un bene essere in mare e non entrare nella rete per essere riposti nei canestri insieme ai buoni (Origene, Commento al vangelo di Matteo, X 11. 13).

6. Egli giustamente ha paragonato il suo insegnamento a una rete che, gettata nel mondo, ha raccolto, senza alcun danno per il mondo, coloro che abitano all’interno del mondo. Egli mostra che come una rete penetra nel mare ed è tirata su fin dalle profondità, in modo che, attraversando quest’ambiente in tutta la sua vastità, ne trae fuori coloro che sono tenuti avviluppati all’interno di esso, così egli ci tira fuori dal mondo verso la luce del vero sole. La cernita del giudizio futuro poi consiste nella scelta dei buoni gettando via i cattivi (Ilario di Poitiers, Commento al vangelo di Matteo, 13, 9).

7. La santa chiesa è paragonata a una rete perché è affidata a pescatori, e perché ognuno, per suo mezzo, viene liberato dai flutti di questo mondo per il regno dei cieli, onde non sia inghiottito negli abissi della morte eterna. Essa accoglie ogni sorta di pesci, chiamando al perdono dei peccati sapienti e stolti, liberi e servi, ricchi e poveri, forti e deboli. Per questo, attraverso il salmista, diciamo a Dio: “A te verrà ogni creatura”. Questa rete sarà davvero ricolma quando la pienezza della storia umana sarà raggiunta, nell’ultimo giorno. La accostano e si pongono a sedere lungo la riva: come infatti il mare simboleggia il tempo, così la spiaggia ne indica la fine, quando, cioè, i buoni pesci vengono posti nei canestri mentre gli altri sono buttati via; così come ogni eletto è accolto nelle tende eterne, mentre i reprobi, smarrita la luce del Regno che è nell’intimo, sono buttati nelle tenebre esteriori. Ora infatti la rete ci accoglie tutti insieme, giusti e reprobi, come pesci fra loro mescolati, ma la riva indicherà che cosa la rete, cioè la Chiesa, aveva accostato (Gregorio Magno, Sermoni sui Vangeli, I 11, 4).

8. Ma poiché è prossima la fine del mondo e le reti che ci hanno catturato si avvicinano già al lido del giudizio, i pesci, cioè gli uomini, che vagavano nelle correnti profonde del mondo, libere e senza impegni, sconvolti per l’aridità del lido, cioè per la vicinanza della fine, cozzano tra loro per l’intera gestione degli avvenimenti. Essi vedono che i popoli empi si allargano con trionfi che si succedono, e i popoli cristiani, invece, sono ristretti in prigionia per tutto il mondo; che gli empi godono di felici successi, e invece i devoti sono oppressi da una continua serie de sventure; che i padroni sono sottoposti alla servitù e i servi comandano ai padroni; che i figli si ribellano contro i padri e i vecchi sono disprezzati dai giovani e ogni condizione di natura e ordine di vita è stato distrutto. Ma, essendo questa la situazione, essa non turba i forti, piuttosto i deboli; non può turbare i forti, perché attingono forza dalla similitudine, fermezza dall’immagine sopra riportata. I pesci, gettati fuori dalla profondità del mare, per un po’ confusi tra loro guizzano sul lido, ma una rapida distinzione, mentre elimina quelli cattivi, presceglie i buoni. Distingue i buoni, non li turba questa breve mescolanza che passerà presto. Celeste è questa distinzione che assegna i cattivi alle pene, innalza i buoni agli onori, fa scendere gli empi nel Tartaro, fa entrare i devoti nel regno, consola con una gloria senza fine i padri, i vecchi giusti dall’oltraggio di breve durata (Pedro Crisólogo, Sermoni, 47, 4).

9. Ma quando verrà la fine del mondo, come Gesù più avanti chiaramente dirà , allora la rete sarà tratta a riva, allora sarà manifesto il giudizio che separerà i pesci: come in un tranquillissimo porto, i buoni saranno riposti nell’ufficio delle celesti mansioni, mentre i cattivi saranno gettati nel fuoco della geenna, dove saranno bruciati e inariditi (Girolamo, Commento al vangelo di Matteo, II 13, 47-49).

10. Come stride male lì colui che qui ride malamente! E chi ora gode dei mali dei poveri, allora piangerà per la felicità dei poveri, perché avrebbe potuto godere col povero, ma non volle. Ma voi, fedeli, godete sempre nel Signore.