testi

 


 

1. 1Cor 11,17-34

17 E mentre vi do queste istruzioni, non posso lodarvi per il fatto che le vostre riunioni non si svolgono per il meglio, ma per il peggio. 18 Innanzi tutto sento dire che, quando vi radunate in assemblea, vi sono divisioni tra voi, e in parte lo credo. 19 È necessario infatti che avvengano divisioni tra voi, perché si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi. 20 Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21 Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo!
23 Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». 25 Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». 26 Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. 27 Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. 28 Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; 29 perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 30 È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. 31 Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; 32 quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.
33 Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. 34 E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna. Quanto alle altre cose, le sistemerò alla mia venuta.

 

2. Giustino martire: Dialogo con Trifone

35.1. E Trifone: - ­­­A quel che so molti di quelli che affermano di credere in Cristo e sono detti cristiani mangiano la carne immolata agli idoli e dichiarano di non patirne danno.

2. Risposi: - Nel fatto che vi è gente di questo tipo, che si riconosce cristiana e afferma di credere in Gesù crocifisso come Signore e Cristo e d’altra parte non professa i suoi insegnamenti ma quelli che provengono dagli spiriti dell’errore (1Tm 4,1), noi, discepoli dell’autentico e incontaminato insegnamento di Gesù Cristo, troviamo motivo per aumentare la nostra fede e la nostra certezza nella speranza da lui annunciata. Infatti non vediamo altro che compiersi concretamente quello che egli aveva detto in anticipo che sarebbe accaduto nel suo nome.

3. Ha detto infatti: “Molti verranno nel mio nome, vestiti di fuori di pelle di pecora, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt 24,5), e: “Vi saranno scismi ed eresie”, e ancora: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi rivestiti di fuori di pelle di pecora, ma dentro sono lupi rapaci” (Mt 7,15), e: “Sorgeranno molti falsi cristi e falsi profeti e falsi apostoli, e inganneranno molti credenti” (cf. Mt 24,11.24; Mc 13,22).

4. Ci sono stati e ci sono dunque, amici, molti uomini venuti nel nome di Gesù che hanno insegnato a dire e a compiere cose empie e blasfeme. Noi li designiamo in base al nome di colui dal quale ha preso avvio ciascun insegnamento e dottrina.

5. Ognuno insegna a suo modo a bestemmiare il creatore di tutte le cose e il Cristo la cui venuta era stata da lui profetizzata e il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Con costoro non abbiamo niente in comune e sappiamo che sono atei, empi, ingiusti e iniqui, e invece di onorare Gesù lo confessano solo di nome.

6. Affermano di essere cristiani, allo stesso modo di quei pagani che iscrivono il nome di Dio sui loro manufatti e poi prendono parte a riti empi ed atei. Tra di loro vi sono alcuni chiamati marcioniti, altri valentiniani, altri basilidiani, altri saturniliani, ciascuno col rispettivo nome desunto dal capostipite della dottrina, così come ciascuno di quelli che ritengono di fare della filosofia pensa bene, come ho detto in apertura, di dover portare, per la corrente filosofica seguita, il nome ricavato dal padre di quel sistema di pensiero.

7. Come dicevo, dunque, anche da tutto ciò noi sappiamo che Gesù prevedeva quanto sarebbe successo dopo di lui, così come da molte altre cose che aveva predetto che sarebbero capitate a coloro che credono e confessano che egli è il Cristo. Infatti, tutto ciò che soffriamo, noi che veniamo eliminati per opera di chi ci è vicino, ce l’aveva predetto che sarebbe successo, cosicché nessuna sua parola o azione risulta in alcun modo riprovevole.

8. Per questo preghiamo anche per voi e per tutti gli altri uomini che ci sono ostili, affinché pentendovi vi aggiungiate a noi e non bestemmiate più colui che in forza delle opere e dei prodigi avvenuti anche al presente per il suo nome, in forza delle parole del suo insegnamento, in forza delle profezie pronunciate a suo riguardo è perfetto e irreprensibile sotto ogni aspetto, Gesù il Cristo, e affinché invece crediate in lui e siate da lui salvati e non condannati al fuoco nella sua futura venuta nella gloria.

 

3. Epistula apostolorum

3.1 versione copta

28. “Tanto più io ho redento voi, figli della luce, da ogni male e dal potere degli arconti. E così pure ognuno che crede in me per mezzo vostro. Senza dubbio, quello che ho promesso a voi, lo darò pure loro, semmai possano uscire dal carcere e dai ceppi degli arconti e dal fuoco terribile.” Gli rispondemmo: “Signore, tu ci hai fatto dono della quiete della vita e della gioia coi miracoli compiuti a conferma della fede. Vorrai tu ora predicare questo stesso anche a noi, dato che l’hai annunziato ai giusti ed ai profeti?” Egli replicò: “In verità vi dico: Quanti hanno creduto in me e credono in colui che mi ha  inviato, li prenderò su nel cielo, nel luogo che mio Padre ha preparato per gli eletti. Io poi darò a voi il regno, il regno eletto, nella pace e nella vita eterna.

29. Ma quanti hanno trasgredito i miei comandamenti ed hanno insegnato con altre dottrine, differentemente da ciò che è scritto ed aggiungendo ad essi per amore della loro gloria, istruendo con parole diverse quelli che credono rettamente in me, riceveranno un castigo eterno, se in tal modo li faranno cadere.” E noi: “Signore, ci saranno dunque insegnamenti diversi da quelli che tu hai impartiti a noi?” Ci rispose: “È necessario che esistano, affinché il buono e il cattivo si rendano manifesti. E così si rivelerà pure il giudizio su quelli che compiono queste cose; saranno condannati secondo le loro opere e mandati a morte.”

Di nuovo a lui: “Signore, beati noi perché ti vediamo e ti ascoltiamo esporre tali cose. I nostri occhi hanno contemplato i grandi prodigi che hai compiuti.” Ci rispose: “Sì, ma più beati quelli che non hanno visto e tuttavia hanno creduto, perché saranno chiamati figli del regno, saranno perfetti fra i perfetti ed io sarò per loro la vita, nel regno del Padre mio.”

Gli dicemmo ancora: “Signore, come saranno capaci gli uomini di credere che tu te ne vai e ci lasci? Tu ci dici: verrà un giorno e un’ora, quando dovrò salire al Padre mio.”

(Erbetta, III pp. 55-56).

 

3.2 versione etiopica

28. (39). "Und euch aber habe ich gegeben, daß ihr Kinder des Lichtes in Gott seid und rein seid von aller Bosheit und aller Macht des Gerichtes , und denjenigen, die durch euch gesagt und verheißen habe, daß er aus dem Gefängnis herausgehen und aus den Fesseln und den Lanzen und dem schrecklichen Feuer befreit werden soll." Und wir sprachen zu ihm: "O Herr, in jeder Hinsicht hast du uns erfreut und uns Ruhe gegeben; denn in Treue und Zuverlässigkeit hast du unseren Vätern und den Propheten und ebenso uns und jedem verkündet." Und er sprach zu uns: "Wahrlich, ich sage euch: Euch und alle, die glauben werden an den, der mich gesandt hat, werde ich aufsteigen lassen in die Himmel, an den Ort, welchen zubereitet hat den Auserwählten und Auserwähltesten der Vater, der geben wird die Ruhe, die er verheißen hat, und das ewige Leben.

29. (40). Und diejenigen aber, die gegen mein Gebot gesündigt haben und anderes lehren und abziehen und hinzufügen und für ihre eigene Ehre wirken, indem sie abwendig machen diejenigen, welche recht an mich glauben, werde ich dem Verderben übergeben." Und wir sprachen zu ihm: "O Herr, wird denn eine andere Lehre und Bedrängnis (?) existieren?" Und er sprach zu uns: "Wie die Guten und Schönes Vollbringenden werden (auch) die Bösen offenbar werden. Und weiterhin wird eintreten ein gerechtes Gericht nach irhem Werk gemäß dem, wie sie gehandelt haben, und man wird sie dem Verderben übergeben."  Und wir sprachen zu ihm: "Selig sind wir, die wir dich sehen und hören, wie du zu uns redest, und deren Augen solche Krafttaten gesehen haben, die du getan hast."  Und er antwortete und sprach zu uns: "Aber vielmehr selig werden die sein, welche mich nicht sehen und (doch) an mich glauben, denn sie werden Kinder des Reiches genannt werden und (werden) Vollkomene in dem Vollkommenen (sein); diesen werde ich werden ewiges Leben im Reiche meines Vaters." Und wir sprachen zu ihm: "O Herr, wie wird es möglich sein zu glauben, daß du uns verlassen wirst, wie du sagst: Es kommt Zeit und Stunde, wo es dir bevorsteht, daß du zu deinem Vater gehst?

(Schneemelcher, I pp. 221-222).

 

4. Ps.-Clemente: Omelie

21. A queste parole di Pietro, Simone rispose: Vedo che astutamente fai capire che quello che nei libri [sacri] è scritto contro il Creatore, non è vero. Domani, però, ti dimostrerò per mezzo delle parole del tuo Maestro che, secondo lui, il Creatore non è il Dio supremo. Dopo aver detto questo, Simone uscì. Allora Pietro disse alla folla: Simone non è riuscito a confutarmi su nessun punto riguardo Dio. Spero che non vi impedisca di ascoltare i discorsi che servono per purificare le vostre anime. A queste parole di Pietro, un gran mormorio si levò in mezzo alla folla. Dicevano: che bisogno c'è di lasciarlo entrare qui e permettergli di pronunciare le sue blasfemie contro Dio? A queste parole, Pietro rispose: Dio ha voluto che le parole pronunciate da Simone contro di Lui, si rivoltassero contro Simone stesso. Siccome il Signore ha detto che ci saranno falsi apostoli, profeti bugiardi, eretici, ambiziosi di potere, io presumo che appoggiandosi alle blasfemie di Simone, continueranno la sua opera, sostenendo contro Dio le medesime dottrine. Dopo aver detto questo, commosso, Pietro con un gesto della mano chiamò la folla, e impose loro le mani, pregando su di loro, li congedò invitandoli a riunirsi di nuovo la mattina seguente. Detto questo sospirando, se ritirò a dormire senza aver preso cibo.

(Omelie XVI)

 

5. Didascalia dei dodici apostoli (versione siriaca)

5. In quanto alle eresie, non accettate nemmeno di sentirle nominare, perché non solo non lodano Dio, ma addirittura bestemmiano contro di Lui. Il Signore neanche accetta le preghiere degli eretici, né le loro suppliche, né le loro lodi. I pagani sono giudicati perché non hanno conosciuto Dio, gli eretici invece, saranno condannati perché rifiutano Dio, come nostro Signore Gesù, il Salvatore, ha detto: "Ci saranno scismi e eresie", e anche: "Guai al mondo per gli scandali, è inevitabile che avvengano scandali, ma guai all' uomo per colpa del quale avviene lo scandalo" (Mt 18,7); prima ascoltavamo, ma ora vediamo, come anche ci insegna il Libro per bocca di Geremia, dicendo: "L'empietà si è sparsa su tutto il paese" (Ger 23,15), e queste empietà sono sorte per confermare la nostra fede, dimostrando che le profezie erano vere, poiché esse si sono compiute.

6. Tutta l'attenzione di Dio sul popolo (ebraico) si è rivolta alla Chiesa. Per il nosotro ministero di apostoli, si allontanò dal popolo (ebraico) e lo abbandonò come sta scritto in Isaia: "Ha abbandonato il suo popolo, il popolo della casa di Giacobbe; Gerusalemme è stata abbandonata e Giuda è crollato, le loro lingue sono inique e non obbediscono al Signore (cf. Is 3,8), io abbandonerò la vigna ed ecco la vostra casa cadrà in rovina" (cf. Is 5,9, Mt 23,28). (Dio) abbandonò il popolo (ebraico) e riempì la Chiesa, che diventò una montagna abitata, un trono di gloria, dimora posta in alto, come dice Davide: "Monte di Dio, monte dalle alte cime, cosa pensate della montagna dalle alte cime? E' la montagna che Dio ha scelto come sua dimora e il Signore vi abiterà per sempre" (Sal 68,16-17). Vedete come domanda agli altri: "Cosa pensate?" A quelli che credono falsamente a molte Chiese. C'è solo una montagna sulla quale abita il Signore. E dice anche in Isaia: "Alla fine dei giorni il monte della Casa del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore, alla Casa del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri." (Is 2,2-3) e anche: "Ci saranno segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion" (Is 8,18), e in Geremia dice: "Trono altissimo, Casa della nostra santificazione" (Ger 17,12). Ha abbandonato il popolo (ebraico) e gli ha lasciato solo un tempio devastato, ha squarciato il velo (del Tempio) e ha tolto lo Spirito santo, cha ha mandato ai gentili che hanno creduto, come dice per mezzo di Gioele: "Effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo" (Gio 3,1). E ha tolto a questo popolo lo Spirito santo, la potenza della parola, il culto (gradito a Dio) e lo stabilì nella Chiesa. Allo stesso modo, anche Satana, il tentatore, si allontanò da questo popolo e venne contro la Chiesa; non tenta più questo popolo, che, per le sue cattive opere, era già nelle sue mani; ma si preoccupa di tentare la Chiesa e di realizzarvi il suo disegno. Vi suscita afflizioni, persecuzioni, blasfemie, eresie e scismi. Prima di allora c'erano eresie e scismi nel popolo ebraico, ma adesso Satana, per la sua malvagità, strappa fedeli alla Chiesa e genera eresie e scismi.

 

6. Ireneo di Lione

6.1. Contro le eresie

Libro I

[1. Prefazione]

1. Alcuni, rifiutando la verità, introducono falsi discorsi e “genealogie interminabili, che servono più a vane discussioni” – come dice l’apostolo – “che al disegno divino manifestato nella fede” (1Tm 1,4). Essi fanno un’operazione a tal punto subdolamente verosimile, che riescono a condurre dove vogliono lo spirito di coloro che sono più inesperti, e li riducono in loro schiavitù, falsando le parole del Signore; si rendono così interpreti disonesti di parole che in origine erano pronunziate in un modo assolutamente corretto; e così riescono a far deviare molti, attirandoli con la scusa di far loro conoscere colui che ha creato e ordinato questo universo, come se essi fossero in grado di mostrare loro qualcosa di più alto, qualcosa di più grande di colui che ha fatto “il cielo, la terra (...) e quanto è in essi” (Es 20,11 ecc.); certo agiscono in un modo suadente, usando ad arte parole convincenti, e attirano coloro che si dimostrano più sempliciotti nel modo di ricercare; ma dolorosamente li conducono alla perdizione, a tal punto da far loro concepire pensieri blasfemi ed empi nei confronti del Creatore, rendendoli incapaci di discernere il falso dal vero.

2. Infatti l’errore non si mostra così com’è, perché, denudato possa divenire riconoscibile; si mostra invece rivestito subdolamente di un abito attraente e – c’è da ridere anche a dirlo – sembra più vero della verità. [...] Dunque non vorremmo che, per nostra mancanza, alcuni poverini vengano rapiti come pecore dai lupi, ingannati dalle pelli di pecore di cui si coprono (cf. Mt 7,15); è gente da cui il Signore ci ha ingiunto di guardarci, essi che parlano come noi ma pensano in tutt’altro modo.

 

Libro II

[1. Prefazione]

1. Nel libro precedente, smascherando quella che, con nome menzognero, viene chiamata gnosi, ti abbiamo mostrato, caro amico, tutte le frottole che, sotto forme molteplici e talvolta anche contraddittorie, sono state escogitate dai discepoli di Valentino. Ti abbiamo anche esposto le teorie di coloro che furono i loro capostipiti, mostrando come si trovano in disaccordo gli uni con gli altri, nonché, prima di tutto, con la stessa verità. Abbiamo ugualmente esposto, con la massima precisione possibile, la dottrina di Marco il mago, che è uno dei loro maestri, e abbiamo descritto i suoi vaneggiamenti. Abbiamo riportato in modo preciso tutto ciò che essi prendono dalle Scritture per tentare di accomodarlo alla loro impostura. Abbiamo descritto punto per punto in che modo essi osano tentare di confermare la verità con cifre e usando le 24 lettere dell’alfabeto. Abbiamo riferito di come – secondo loro – il mondo creato sarebbe stato fatto ad immagine del Pleroma invisibile, e tutto ciò che essi pensano e insegnano riguardo al Demiurgo. Abbiamo fatto conoscere la dottrina del loro antesignano, Simone, il mago di Samaria, e di tutti coloro che sono a lui succeduti, e abbiamo anche elencato la moltitudine di coloro che, derivando da lui, sono detti “gnostici”. Abbiamo messo in evidenza le loro divergenze, le loro dottrine e le loro filiazioni e diramazioni, abbiamo descritto tutte le sette da loro fondate; abbiamo dimostrato che è proprio prendendo la loro origine da Simone che tutti gli eretici hanno introdotto nel mondo le loro dottrine empie e negatrici di Dio. Abbiamo fatto conoscere la loro “redenzione”, il modo in cui iniziano i loro seguaci, le loro formule rituali, i loro misteri. Abbiamo infine ricordato le ragioni per cui esiste un solo Dio creatore, che non è un “frutto della caduta”, e che non è nulla che sia al di sopra di lui e dopo di lui.

 

Libro III

[1. Prefazione]

1. Caro amico, tu ci avevi prescritto di portare alla luce quelle dottrine che devono – essi ritengono – essere segrete, dottrine cha hanno origine da Valentino; inoltre ci avevi chiesto di mostrare quanto sono varie le loro diramazioni, e avevi sollecitato che vi aggiungessi una riflessione che fosse utile per confutare le loro dottrine. Siamo dunque partiti, per svelare i loro insegnamenti, da quel Simone che è il padre di tutti gli eretici; da qui poi abbiamo cercato di mettere in luce tutte le loro dottrine e le loro ramificazioni, fornendo per tutti questi gruppuscoli un’opportuna confutazione. Ma se basta una sola opera per svergognarli, ce ne vogliono molte per distruggerli. Per questo ti abbiamo inviato parecchi libri: il primo contiene le dottrine dei vari gruppi di eretici, rivela i loro usi e le particolarità del loro comportamento; nel secondo vengono distrutte e confutate le dottrine che essi in modo perverso, insegnano: dottrine che abbiamo messo a nudo e mostrato tali quali sono, senza mistificazioni; in questo terzo libro noi aggiungeremo ulteriori prove tratte dalle Scritture, in modo che tu, nelle tue richieste, non abbia alcuna traccia di insoddisfazione; anzi siamo andati al di là delle tue aspettative: tu riceverai da noi anche i mezzi per smascherare e confutare tutti coloro che, in un modo o in un altro, insegnano l’errore. Perché la carità, che in Dio è ricca e generosa, dà sempre più di quello che uno può domandarle. Ricorda dunque ciò che noi abbiamo detto su di loro nei primi due libri: aggiungendovi la presente opera, disporrai di una esposizione molto completa contro tutte le categorie di eretici, e potrai lottare contro di loro con sicurezza e determinazione per quella fede che è la sola vera, la sola che dà la vita, quella fede che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli e che trasmette ai suoi figli.

Il Signore di tutte le cose ha infatti dato ai suoi apostoli il potere di annunciare il Vangelo: per mezzo di costoro noi abbiamo conosciuto la verità, cioè l’autentico insegnamento del Figlio di Dio. E anche a loro il Signore ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16).

[2. La tradizione apostolica]

1.1. Perché non è da altri che noi abbiamo conosciuto l’economia della nostra salvezza, ma è per mezzo di costoro che è giunto a noi il Vangelo. Questo Vangelo, essi prima lo hanno predicato; poi, per volontà di Dio, ce l’hanno trasmesso nelle Scritture, perché sia il fondamento e la colonna della nostra fede (cf. 1Tm 3,15).

Per cui non si può certo dire che essi abbiano predicato quando ancora non avevano ricevuto una perfetta conoscenza, come osano affermare alcuni che si vantano di essere in grado di apportare correzioni agli apostoli. Infatti, dopo che nostro Signore fu risuscitato dai morte e che gli apostoli furono rivestiti della forza dall’alto (cf. Lc 24,49), per mezzo della venuta dello Spirito santo (cf. At 1,8), essi furono colmi di certezza ed ebbero la conoscenza perfetta (cf. Gv 16,13); solo allora essi andarono fino alle estremità della terra, proclamando la buona novella dei beni che vi vengono da Dio, e annunciando agli uomini la pace celeste: essi che possedevano, tutti insieme e ciascuno per conto suo, il Vangelo di Dio.

In seguito Matteo pubblicò per gli ebrei, nella loro propria lingua, una forma scritta del Vangelo, nell’epoca in cui Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e vi fondavano la Chiesa. Dopo la loro morte Marco, discepolo ed interprete di Pietro, ci trasmise anche lui per iscritto ciò che predicava Pietro. A sua volta Luca, compagno di Paolo, consegnò in un libro il Vangelo che costui predicava. Infine Giovanni, il discepolo del Signore, proprio colui che aveva riposato sul suo petto, pubblicò anche lui un Vangelo, mentre soggiornava ad Efeso, in Asia.

2. Tutti costoro ci hanno trasmesso che esiste un solo Dio, creatore del cielo e della terra, preannunciato dalla Legge e dai profeti; e un solo Cristo, figlio de Dio. Se dunque qualcuno non crede a questi insegnamenti fondamentali, disprezza coloro che hanno avuto parte con il Signore, e, di conseguenza, disprezza anche il Signore stesso; disprezza infine anche il Padre. Egli si condanna da sé, perché resiste e si oppone alla propria salvezza: proprio ciò che fanno tutti questi eretici di cui stiamo parlando.

[3. Gli eretici e la tradizione]

2.1. Infatti, mentre essi si sforzano di trovare le loro argomentazioni a partire delle Scritture, tramutano tali argomentazioni in una accusa nei confronti delle Scritture stesse, come se esse non siano corrette, né sufficientemente autorevoli, sia perché sono di varia natura, sia perché, a partire da queste Scritture non si può trovare la verità, se si ignora la tradizione. Infatti la tradizione non è stata trasmessa per iscritto, ma a viva voce, cosa che ha fatto dire a Paolo: “Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo secolo” (1Cor 2,6).

E questa sapienza, ciascuno di loro vuole che sia quella che egli ha scoperto da sé, cioè la sua ipotesi personale: perciò è naturale per loro che la verità sia tanto presso Valentino, tanto presso Marcione, tanto presso Cerinto, poi presso Basilide, o ancora presso chi disquisisce in modo contrario a tutti questi che abbiamo citato; tutta gente che non è mai stata in grado di pronunciare una sola parola di salvezza. Perché ciascuno di loro è così fortemente pervertito che, pur corrompendo ogni minima e basilare regola di verità, non si turba minimamente per il fatto che predica.

2. Ma mentre noi nuovamente li richiamiamo alla tradizione che viene dagli apostoli e che, grazie alla successione dei presbiteri, è custodita nelle Chiese, essi si oppongono a questa tradizione considerandosi più saggi non solo dei presbiteri, ma addirittura degli apostoli stessi: solo loro hanno trovato la pura verità! Infatti – secondo loro – gli apostoli avrebbero mescolato le prescrizioni della Legge alle parole del Salvatore; tale errore non sarebbe stato compiuto solo dagli apostoli: il Signore stesso avrebbe pronunciato parole che vengono sia dal demiurgo, sia della Potenza Mediana, sia dalla Potenza Suprema. Mentre loro, soltanto loro, senza il minimo dubbio, senza alcuna contaminazione, allo stato puro conoscono il ministero segreto! Che bestemmia gravissima nei confronti del proprio Creatore! Alla fin fine essi non sono più d’accordo né con le Scritture né con la tradizione.

3. Contro tizi di tal pasta dobbiamo combattere, mio caro amico! Lisci come serpenti, cercano di sfuggire da ogni parte: perciò bisogna tener loro testa da ogni parte; cercando, se riusciamo, a condurre alcuni di loro, confutandone le teorie, a convertirsi alla verità. Perché, anche se non è facile riportare alla retta via un’anima completamente posseduta dall’errore, tuttavia non è assolutamente impossibile: facendo svanire l’errore, mettendolo di fronte alla verità.

 

Libro IV

[Prefazione]

4. [...] Ma al presente, giacché siamo negli ultimi tempi, il male si estende sempre di più tra gli uomini, rendendoli non solo apostati, ma li fa diventare anche bestemmiatori nei confronti di colui che li ha plasmati, facendo uso di molteplici macchinazioni, cioè usando come mezzo tutti gli eretici che abbiamo elencato prima. Infatti tutti costoro, sebbene provengano da luoghi diversi e insegnino dottrine differenti, concorrono alla medesima tesi blasfema, provocando ferite letali, insegnando la bestemmia contro il Dio creatore e nutritore, e annullando la salvezza dell’uomo. Infatti l’uomo è una mescolanza di anima e di carne, uomo che è formato a somiglianza di Dio e plasmato dalle sue mani, cioè per mezzo del Figlio e dello Spirito, rivolgendosi ai quali egli ha detto: “Facciamo l’uomo” (Gn 1,26). Questo è dunque il piano di colui che è invidioso della nostra vita: egli intende rendere gli uomini increduli riguardo alla loro salvezza, e bestemmiatori nei confronti del Dio che li ha modellati. Giacché qualunque cosa possano affermare con il più grande sussiego, costoro giungono alla  fin fine a questo: che bestemmiano il Creatore e negano la salvezza dell’opera plasmata da Dio, che è la carne. Abbiamo dimostrato in molti modi che è per mezzo di questa carne che il Figlio de Dio ha compiuto tutta la sua economia, e abbiamo reso manifesto che nessun altro è chiamato Dio dalle Scritture, eccetto il padre di tutte le cose, suo Figlio, e coloro che hanno la qualità dei figli adottivi.

 [16. Oblazione e sacrificio nella Chiesa]

18. [...] 5. Come ancora possono dire che la carne va alla corruzione e non ha parte alla vita, essa che è nutrita dal corpo del Signore e dal suo sangue? Dunque, che cambino idea, o che si astengano dall’offrire ciò di cui stiamo parlando! Da parte nostra, la nostra dottrina si accorda con l’eucaristia, e viceversa l’eucarestia conferma la nostra dottrina. Infatti noi gli offriamo ciò che è suo, proclamando in modo armonico la comunione e l’unità della carne e dello Spirito. Perché come il pane che viene dalla terra, dopo aver ricevuto l’invocazione di Dio, non è più pane ordinario, ma eucaristia, essendo costituito da due cose, la terrena e la celeste: così i nostri corpi, partecipando all’eucaristia, non sono più corruttibili, perché hanno la speranza della risurrezione.

 [33. Esame delle dottrine che negano il vero Dio]

33.1. Tale discepolo è davvero “spirituale”, avendo ricevuto lo Spirito di Dio; quello Spirito che fu dal principio in tutte le economie di Dio per gli uomini: egli annunziò il futuro, mostrò il presente e racconta il passato, “giudica” tutti, “senza poter essere giudicato da nessuno” (1Cor 2,15). Infatti, giudica i pagani “che hanno adorato la creatura al posto del Creatore” (Rm 1,25) [...] Ma giudica anche i giudei, che non hanno accolto il Verbo della libertà [...] 2. Egli prenderà in esame anche la dottrina di Marcione. Come si possono accogliere due dèi separati l’uno dall’altro da una distanza infinita? [...] 3. Egli giudicherà anche tutti i discepoli di Valentino, che confessano con la lingua un solo Dio Padre, e che dichiarano che da lui vengono tutte le cose, ma affermano che lui stesso, cha ha creato tutte le cose, è il frutto di una mancanza o di una caduta. [...] Egli giudicherà anche i vaniloqui dei malvagi gnostici, mostrando che sono discepoli di Simon Mago. 4. Egli giudicherà anche gli ebioniti. Come gli uomini possono essere salvati, se Dio non è colui che ha operato la loro salvezza sulla terra? [...] 6. Egli giudicherà anche i falsi profeti, coloro che non hanno ricevuto da Dio la grazia della profezßia, e che non temono Dio ma fingono di profetizzare, mentendo davanti a Dio, spinti dalla vanagloria [...] 7. Giudicherà anche coloro che operano scismi, che sono morti, perché privi dell’amore di Dio, e considerano piuttosto il proprio vantaggio e non l’unità della Chiesa; costoro lacerano, dividono e distruggono il grande e glorioso corpo di Cristo per piccoli e futili motivi, per quanto è in loro potere. Parlano di pace e fanno la guerra, e in verità “filtrano il moscerino e ingoiano il cammello” (Mt 23,24) [...] Egli giudicherà anche coloro che sono al di fuori della verità: cioè quelli che sono al di fuori della Chiesa. “Quanto a lui, non è giudicato de nessuno” (1Cor 2,15). [...] 8. La vera gnosi è la dottrina degli apostoli e l’antico organismo della Chiesa sparso nel mondo intero, il marchio del corpo di Cristo basato sulla successione dei vescovi, ai quali gli apostoli hanno affidato la Chiesa in ogni luogo. Essa giunge fino a noi, garantendo la conservazione, senza alcuna alterazione, delle Scritture, una raccolta del tutto completa di queste, senza alcuna aggiunta né sottrazione; e una lettura senza alcuna falsificazione, un’esposizione legittima, diligente, senza alcun pericolo e alcuna bestemmia; infine il precipuo dono della carità, che è più prezioso della gnosi, più glorioso della profezia, superiore a tutti gli altri carismi (cf. 1Cor 13,1-13).

 

Libro V

20.2. [...] Al contrario bisogna rifugiarsi nella Chiesa, lasciarsi educare nel suo seno, lasciarsi nutrire dalle Scritture del Signore. Infatti la Chiesa è piantata come un paradiso in questo mondo. Dunque “potrete mangiare di tutti gli alberi del paradiso” (Gn 2,16), dice lo Spirito di Dio, cioè potrete mangiare di tutte le Scritture del Signore, ma non potrete mangiare del sentimento di orgoglio, né potrete toccare alcuna forma di dissenso degli eretici. Infatti proprio loro riconoscono di aver essi stessi la conoscenza del bene e del male (cf. Gn 2,17), e scagliano i loro sensi empi al di sopra del Dio che li ha creati. Dunque hanno sentimenti al di sopra di quella che è la misura del sentire. Perciò l’apostolo afferma: “Non dovete sapere più di ciò che bisogna sapere, ma sapere con prudenza” (Rm 12,3), affinché non accada che, mangiando la loro conoscenza, più di quella che bisogna avere, siamo rigettati dal paradiso della vita, dove il Signore conduce coloro che obbediscono alla sua predicazione, “ricapitolando in sé tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10); ma quelle del cielo sono spirituali, mentre quelle della terra costituiscono l’economia umana. Quindi egli ha ricapitolato in sé tutte le cose, riunendo l’uomo allo Spirito, e mettendo lo Spirito nell’uomo, reso lui stesso testa dello Spirito, e mettendo lo Spirito nell’uomo, reso lui stesso testa dello Spirito, e dando lo Spirito che è capo dell’uomo: infatti per mezzo suo noi vediamo, ascoltiamo, parliamo.

 21.2. [...] Digiunò dapprima 40 giorni, allo stesso modo di Mosè ed Elia, e in seguito ebbe fame, affinché capissimo che lui era un uomo vero e intero (è una caratteristica tipica dell’uomo quella di avere fame dopo aver digiunato), ma anche perché l’avversario avesse dove attaccarlo. Infatti, al principio con il cibo sedusse l’uomo che non aveva fame fino a fargli trasgredire il comandamento di Dio, alla fine non poté dissuadere lui affamato ad attendere quel cibo che veniva da Dio. Infatti, quando quello lo tentava e gli diceva: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane” (Mt 4,3), il Signore lo respinse con il comandamento della Legge, dicendogli: “Sta scritto: ‘Non di solo pane vivrà l’uomo’” (Mt 4,4). Davanti a quello che diceva “se sei Figlio di Dio” taceva; ma lo accecò con il palesamento della propria umiltà, e con la parola del Padre rese vuoto il suo primo assalto. Dunque quella sazietà che l’uomo aveva conosciuto nel paradiso con il mangiare due volte, fu distrutta dall’indigenza che patì in questo mondo.

Ma quello, scacciato con le parole della Legge, tentava di nuovo, con le parole della Legge, di portare un attacco tramite una menzogna. Infatti, condottolo sul più alto pinnacolo del tempio, disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: ‘Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede’” (Mt 4,6), nascondendo la menzogna con la Scrittura, cosa che fanno tutti gli eretici. Infatti la frase “ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo” era scritta; ma la Scrittura non cita affatto le parole “gettati giù”, ma era il diavolo che aggiungeva da sé questo elemento di persuasione. Così con le parole della Legge il Signore lo confutò, rispondendogli: “Sta scritto anche: ‘Non tentare il Signore Dio tuo”, mostrando, con questa citazione tratta dalla Legge, due cose: per ciò che riguarda l’uomo, che l’uomo non deve tentare Dio; per quanto riguardava lui, che nell’uomo in cui lui appariva non avrebbe dovuto tentare il Signore suo Dio. Così fu distrutto il sentimento de orgoglio che c’era nel serpente, per mezzo di quell’umiltà che c’era nell’uomo.

E ben due volte il diavolo era già stato sconfitto con citazioni tratte dalla Scrittura: quando fu convinto a suggerire cose contrarie al comandamento di Dio, e quando fu mostrato come nemico di Dio in base al suo pensiero. Essendo stato ampiamente confutato, quello, quasi raccogliendosi tra sé e sé, riorganizzando tutta la potenza che aveva nella menzogna, la terza volta “gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria” (Mt 4,8), dicendogli, come ricorda Luca: “Tutte queste cose io ti darò (...), perché sono state messe nelle mie mani e io le do a chi voglio, se, prostrandoti mi adorerai” (Lc 4,6-7). Allora il Signore, facendo capire chi era lui, gli disse: “Vattene, Satana! Sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto’” (Mt 4,10), mettendolo, con questo appellativo, a nudo, e mostrando chi era in realtà: infatti “Satana” in ebraico significa “apostata”. Vincendolo così per la terza volta, egli cacciò via da sé l’altro, dopo averlo vinto con le parole della Legge, e fu distrutta, tramite un comandamento della Legge, quella prevaricazione al comandamento di Dio che era avvenuta in Adamo; quella Legge che il Figlio dell’uomo osservò, non trasgredendo il comandamento di Dio.

21.3. Chi è dunque il Signore Dio cui Cristo rende testimonianza, colui che nessuno deve tentare (cf. Mt 4,7), colui che noi dobbiamo adorare, il solo che dobbiamo servire (cf. Mt 4,10)? Certamente e senza alcun dubbio egli è quel Dio che ha donato la Legge. Infatti queste cose erano state predette nella Legge, e il Signore mostra, usando le frasi stesse della Legge, che la Legge annunzia, provenendo dal Padre, il vero Dio, mentre l’angelo di Dio apostata è distrutto tramite la sua voce, è smascherato qual è ed è sconfitto dal Figlio dell’uomo, nel momento in cui costui osserva il comandamento di Dio. Infatti, come al principio egli aveva persuaso l’uomo a trasgredire il comandamento del Creatore e lo ebbe in suo potere (ma il suo potere consiste nella trasgressione e nell’apostasia, ed è con queste che legò l’uomo); così per mezzo dello stesso uomo bisognava che quello, dopo essere stato sconfitto, fosse legato al contrario con le stesse catene con cui lui aveva legato l’uomo; affinché l’uomo, liberato, ritornasse al suo Signore, lasciando quei legami con i quali era stato lui stesso legato, cioè la trasgressione. Infatti le sue catene sono divenute la libertà dell’uomo, perché: “Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa” (Mc 3,27). Dunque il Signore lo costrinse ad ammettere che diceva cose contrarie alla parola di quel Dio che ha fatto tutte le cose, e lo sottomise con il comandamento (ma il comandamento corrisponde alla Legge di Dio).

 

6.1. Epideixis

[La via della vita]

1. Conosco, caro Marciano, la tua diligenza a camminare nella via della pietà, che sola conduce l’uomo alla vita eterna; me ne rallegro e prego che, conservando pura la fede, tu sia gradito a Dio, tuo creatore. Potessimo essere sempre assieme per aiutarci a vicenda e alleviare le preoccupazioni della vita terrena con uno scambio continuo di pensieri su temi utili. Poiché ora siamo fisicamente lontani l’uno dall’altro, abbiamo deciso, nei limiti del possibile, di intrattenerci per iscritto con te e di esporti brevemente la predicazione della verità per consolidarti nella fede. Quello che ti inviamo è una serie di annotazioni su punti fondamentali del corpo della verità e con questo compendio abbia in mano le prove delle realtà divine. Così il risultato sarà non solo la tua salvezza, ma anche la confutazione di coloro che coltivano false opinioni e, a chi lo vuole conoscere, esporrai con sicurezza il nostro insegnamento nella sua integrità e purezza. Infatti per coloro che vedono non c’è che una strada in salita, illuminata di luce celeste; ma per coloro che non vedono, le strade sono molte, senza illuminazione e in discesa. La prima strada conduce al regno dei cieli e unisce l’uomo a Dio; le altre conducono alla morte e separano da Dio. Pertanto, per te e per quanti hanno a cuore la loro salvezza, è necessario camminare nella fede, senza deviare, con coraggio e determinazione, per evitare che, mancando di tenacia e di perseveranza, non si arrestino ai piaceri materiali o che sbagliando strada, s’allontanino dal retto cammino.

[Fede e opere]

2. Poiché l’uomo è un vivente, composto di anima e di corpo, bisogna operare secondo queste due componenti e poiché le occasioni di caduta provengono da entrambe le parti, c’è una santità del corpo; che è continenza da tutte le cose invereconde e da ogni azione iniqua, e una santità dell’anima che conserva intatta la fede di Dio senza aggiungere o togliere nulla. Perciò la pietà viene appannata e perde il suo candore quando è contaminata dalla impurità del corpo; si infrange, si macchia e si disintegra quando l’errore entra nell’anima; si manterrà nella bellezza e nella giusta misura, quando la verità è costantemente nell’anima e la santità nel corpo. Ma a che serve conoscere la verità a parole, se si profana il corpo e si compiono azioni degradanti? Quale vantaggio si ha a conservare realmente la santità del corpo, se la verità non è nell’anima? Entrambe infatti godono di stare insieme, sono alleate e combattono fianco a fianco per condurre l’uomo alla presenza di Dio. Per questo dice lo Spirito santo tramite Davide: “Beato l’uomo che non ha camminato nel consiglio degli empi” (Sal 1,1) – cioè nel consiglio dei popoli che non conoscono Dio: infatti “empi” sono coloro che non venerano Colui che è, per natura, Dio. Per questo il verbo dice a Mosè: “Io sono Colui che è” (Es 3,14). Così coloro che non venerano Colui che veramente è, sono empi. “Non si è fermato sul sentiero dei peccatori”. “Peccatori” sono coloro che, pur conoscendo Dio, non ne osservano i comandamenti, cioè è la gente che vilipende Dio. “Neppure siede sulla cattedra dei pestiferi”. “Pestiferi” sono coloro che con dottrine false e perverse corrompono non solo sé stessi, ma anche altri. La “cattedra” infatti è simbolo della scuola. Tali sono gli eretici: “siedono sulla cattedra dei pestiferi” e portano alla corruzione coloro che prendono il veleno delle loro dottrine.

[La regola della fede e conseguenze per il credente]

3. Ora, per timore di qualche cosa di simile, noi dobbiamo mantenere inalterata la regola della fede e adempiere i comandamenti di Dio credendo in lui, temendolo come Signore, e amandolo come Padre. Tale comportamento, allora, è una conquista della fede, poiché, dice Isaia, “se non credete non comprenderete” (Is 7,9); la fede è data dalla verità, poiché la fede si fonda sulla verità. Infatti noi crediamo ciò che realmente è, e come è; e, credendo ciò che realmente è, come sempre è, manterremo la nostra ferma adesione. Ora, poiché la fede sostanzia la nostra salvezza, è necessario prestarvi molta attenzione per ottenere una vera intelligenza della verità. È la fede che ci procura tutto questo, come ci hanno comunicato i presbiteri, discepoli degli Apostoli. Innanzitutto la fede ci invita con insistenza a ricordare che abbiamo ricevuto il battesimo per la remissione dei peccati nel nome di Dio Padre e nel nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, morto e risuscitato, e nello Spirito santo di Dio; che il battesimo è il sigillo della vita eterna, la nuova nascita in Dio, cosicché non siamo più figli di uomini mortali, ma di Dio eterno e indefettibile; che l’Eterno e l’Indefettibile è Dio, al di sopra di tutte le creature, e che ogni cosa, di qualunque specie, è soggetta a lui e quanto è soggetto a lui fu da lui creato. Dio perciò non esercita il suo potere e la sua sovranità su ciò che appartiene ad altri, ma su ciò che è suo. E tutto è di Dio. Infatti Dio è onnipotente e tutto da lui proviene.

[Dio all’origine del mondo]

4. Pertanto è necessario che le cose create traggano principio da una qualche grande causa e principio di tutto è Dio. Egli non deriva da alcuno, mentre da lui fu creato ogni essere. Perciò è necessario, prima di tutto, ammettere che c’è un solo Dio Padre, che ha creato e messo in ordine l’insieme degli esseri e ha fatto esistere ciò che non era e che, circoscrivendo l’universo, è il solo a non essere circoscritto. Nel complesso delle cose create, c’è questo mondo e nel mondo l’uomo. Dunque, anche questo mondo, fu creato da Dio.

[L’azione del Verbo e dello Spirito nel cosmo]

5. Così dunque si dimostra un solo Dio, Padre, increato, invisibile, creatore dell’universo, al di sopra del quale non esiste Dio come non esiste dopo di lui. Dio è razionale e per questo tutti gli esseri sono stati creati dal suo Verbo; Dio è Spirito e così ha ordinato ogni cosa, come dice il profeta: “con la parola del Signore sono stati stabiliti i cieli; e per opera dello Spirito tutta la loro potenza”. Ora, come il Verbo “stabilisce”, cioè crea e consolida tutto ciò che esiste, e lo Spirito ordina e dà forma alle diverse “potenze”, giustamente con proprietà di linguaggio, il Verbo è chiamato Figlio e lo Spirito Sapienza di Dio (Sal 33,6). Paolo dice in proposito: “Un solo dio, Padre, che è sopra tutto, con tutto e in tutti noi”. Perciò sopra tutte le cose è il Padre, ma con tutte è il Verbo, perché per suo mezzo il Padre ha creato l’universo; e “in tutti noi” è lo Spirito, che grida “Abba” (Padre) ed ha plasmato l’uomo a somiglianza di Dio (Ef  4,6). Dunque lo Spirito mostra il Verbo; i profeti a loro volta annunciarono il Figlio di Dio; ma il Verbo lega a sé lo Spirito, perciò è lui che comunica ai profeti il messaggio e innalza l’uomo al Padre.

[I tre articoli della fede]

6. Ecco l’ordine della nostra fede, il fondamento dell’edificio e la base della nostra condotta. Dio Padre, increato, incircoscritto, invisibile, unico Dio, creatore dell’universo. Tale è il primo e principale articolo della nostra fede. Il secondo è: il Verbo di Dio, figlio di Dio, Gesù Cristo nostro Signore, è apparso ai profeti secondo il disegno della loro profezia e secondo il modo disposto dal Padre; per suo mezzo è stato creato l’universo. Inoltre “alla fine dei tempi” per ricapitolare ogni cosa si è fatto uomo tra gli uomini, visibile e tangibile, per debellare la morte, far risplendere la vita e ristabilire la comunione di Dio e dell’uomo. Come terzo articolo: Lo Spirito santo, per virtù del quale i profeti hanno pronunciato le loro profezie e i padri hanno appreso ciò che riguarda Dio e i giusti sono stati condotti per la via della giustizia; alla fine dei tempi è stato effuso in modo nuovo sull’umanità per tutta la terra rinnovando l’uomo per Iddio.

[La nascita alla Trinità nel battesimo]

7. Per questo il battesimo che ci fa nascere di nuovo passa attraverso questi tre articoli e ci consente di rinascere a Dio Padre tramite suo Figlio e nello Spirito santo. Perciò coloro che portano lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, cioè al Figlio, che li accoglie e li presenta al Padre e il Padre dona loro la incorruttibilità. Senza lo Spirito santo non si può vedere il Verbo di Dio e senza il Figlio nessuno può accostarsi al Padre, perché il Figlio è la conoscenza del Padre e la conoscenza del Figlio avviene tramite lo Spirito santo. Ma il Figlio, secondo la benevolenza del Padre, dispensa come ministro lo Spirito a chi vuole e come il Padre vuole.

[Conclusione]

98. Mio caro, questa è la predicazione della verità e l’immagine della nostra salvezza, tale il cammino della vita che i profeti hanno annunciato, il Cristo confermato, gli apostoli trasmesso su tutta la terra e la chiesa offre ai suoi figli. Deve essere custodita con ogni cura e con volontà decisa per piacere a Dio con le buone opere e con un modo di pensare sano.

[Errori sulla divinità]

99. Pertanto nessuno pensi che vi sia un altro Dio Padre diverso dal nostro Creatore, come immaginano gli eretici, che disprezzano il Dio vero e del dio falso ne fanno un idolo, si creano un padre al di sopra del nostro Creatore e ritengono di avere scoperto qualche cosa più grande della verità. In realtà tutti questi sono empi e bestemmiano il loro Creatore e Padre, come abbiamo dimostrato nella Esposizione e Confutazione della falsa Gnosi. Altri ancora disprezzano la venuta del Figlio de Dio e l’economia della sua incarnazione trasmessa dagli apostoli e predetta dai profeti per la restaurazione dell’umanità come ti abbiamo in breve dimostrato. Anche queste persone vanno contate tra gli increduli. Altri ancora non ammettono i doni dello Spirito santo e respingono il carisma profetico, imbevuto del quale l’uomo produce come frutto la vita divina. Di questi dice Isaia: “Saranno come terebinto senza foglie e come un giardino senza acqua” (Is 1,30). Questi tali non sono di alcuna utilità a Dio perché non producono frutti.

[Avvertimento finale: fuggire gli eretici]

100. Rispetto ai tre articoli del nostro sigillo, l’errore ha causato molte divagazioni lontane dalla verità. Perciò o disprezzano il Padre, o non accolgono il Figlio parlando contro l’economia della sua incarnazione, o rifiutano lo Spirito, cioè rigettano la profezia. Da tutta questa gente dobbiamo guardarci, evitare le loro vie, se realmente vogliamo piacere a Dio e ottenere la salvezza.

 

7. Tertulliano: La prescrizione contro gli eretici

[1. Le eresie e la fede]

1.1. La condizione dei tempi presenti è all’origine di questo mio richiamo: noi non dobbiamo meravigliarci di queste eresie, sia perché esistono, infatti ci era già annunciato il loro sorgere, sia perché abbattono la fede di alcuni. Esse hanno lo scopo che la nostra fede, con il subire la tentazione, subisca pure la prova. 2. Senza motivo infatti e senza ragionevolezza i più si scandalizzano per il solo fatto che le eresie abbiano tanto potere. Se non avessero tanto potere, non esisterebbero. 3. Quando la sorte determina l’esistenza di una cosa, questa, come riceve la causa che la fa esistere, così ottiene la forza in virtù della quale esiste, di guisa che non può non esistere.

[2. Il nutrimento dell’eresia]

2.1. Ad esempio la febbre, destinata, tra le altre conseguenze letali e dolorose, a togliere la vita dell’uomo, non desta il nostro stupore né per il fatto che esiste, né per il fatto che priva l’uomo della vita: appunto a questo scopo esiste. 2. Alla stessa maniera le eresie, venute alla luce per indebolire e distruggere la fede, se ci meravigliamo che abbiano questo potere, in primo luogo ci debbono impaurire perché fino a quando esistono, hanno potere, e, finché hanno potere, esistono. 3. Ma come la febbre noi la detestiamo più che non meravigliarcene, in quanto è un male, sia per le sue cause, sia per la sua potenza, come è noto, così, per quanto dipende da noi, cerchiamo di preservarcene, non avendo in nostro potere di eliminarla. 4. Le eresie, invece, che apportano morte eterna e ardore di fuoco più violento, alcuni preferiscono meravigliarsene per la potenza che dimostrano, anziché impedire che la abbiano, come sarebbe nelle loro possibilità.

5. Anzi, esse non avrebbero così grande potere se costoro non si meravigliassero che ne abbiano tanto. Giacché, in quanto si meravigliano, essi provano scandalo; oppure perché si scandalizzano si meravigliano, come se il loro potere scaturisse da qualche verità.

6. Sarebbe sorprendente che il male avesse forze sue proprie; se non che le eresie hanno forte potere in coloro che non sono forti nella fede. 7. Nei combattimenti dei pugili e dei gladiatori per lo più uno vince non perché è forte o perché non può essere sopraffatto, bensì perché colui che perde non aveva nessuna forza. Così quel vincitore, messo a confronto successivamente a uno ben valido, si ritira a sua volta sconfitto. 8. Non diversamente le eresie traggono la loro forza dalla debolezza di alcuni, mentre sarebbero impotenti se si scontrassero con una fede robusta.

[3. La perseveranza nella fede]

3.1. Codesti ingenui ammiratori sogliono pure lasciarsi influenzare a loro rovina dal fatto che alcune persone sono sedotte dall’eresia. 2. Perché quella tale, perché quel tale, persone fedelissime e prudenti in sommo grado e assai attaccate alla chiesa, sono passate alla parte opposta? 3. Chi, dicendo queste cose, non è in grado di rispondere a se stesso che costoro non sono da ritenersi né saggi, né prudenti, né attaccati alla chiesa, se poi hanno potuto lasciarsi travolgere dalle eresie? E, - penso – sarà cosa sorprendente se uno, in passato riconosciuto lodevole, d’ogni altro, in seguito viene guastato dall’invidia (1Reg 9,2). Davide, uomo buono secondo il cuore del Signore, in seguito diventa colpevole di omicidio e di stupro (1Reg 13,14).

Salomone, gratificato dal Signore di ogni grazia e sapienza, è spinto all’idolatria dalle donne (3Reg 4,9). 5. Al solo Figlio di Dio era riservato rimanere esente da colpa. Che accade se un vescovo, un diacono, una vedova, una vergine consacrata, se un dottore, se addirittura un martire si allontana dalla regola di fede? Forse che le eresie sembreranno prevalere per questo sulla verità? 6. Giudichiamo la fede in base alle persone, o non piuttosto le persone in base alla fede? Nessuno è saggio se non è fedele, nessuno è più grande se non è cristiano, nessuno è più cristiano se non avrà perseverato sino alla fine. 7. Tu, in quanto uomo, conosci ciascuno solo esteriormente; tu consideri quello che vedi, e vedi fin dove il tuo sguardo arriva. Ma, dice la Scrittura, gli occhi de Dio sono profondi (Is 2,11). L’uomo guarda alla faccia, Dio scruta l’intimo (1Reg 16,7). 8. E perciò il signore conosce coloro che gli appartengono (2Tim 2,19) e sradica la pianta che non ha piantato, e dei primi fa gli ultimi e porta in mano il ventilabro per ripulire la sua aia (Lc 3,17). 9. Le paglie di fede leggera volino pure via al primo soffio di tentazioni: una massa di frumento più pura sarà riposta nei granai del Signore. 10. Non si allontanarono forse dal Signore, scandalizzati, alcuni dei discepoli? Non per questo però anche gli altri ritennero di doversi allontanare dai suoi sentieri, perché conobbero che egli era il Verbo di vita e proveniva da Dio; onde perseverarono nella sua compagnia fino alla fine, sebbene serenamente egli avesse offerto loro di andarsene, se lo volevano anch’essi. 11. Che alcuni, Figelo e Ermogene e Fileto e Imeneo, abbiano abbandonato il loro apostolo (2Tim 1,15; 2,17), è di scarsa importanza; quello stesso che consegnò Cristo ai suoi nemici era uno degli apostoli.

12. Ci meravigliamo se le sue chiese sono abbandonate da alcuni: ma quello che ci dimostra cristiani, sono i patimenti che sopportiamo, sull’esempio di Cristo stesso. 13. Dice la Scrittura: provenivano da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero senza dubbio rimasti con noi (1Jo 2,19).

[4. L’eresia quale forma di persecuzione]

4.1. Piuttosto, perché non dovremmo ricordare gli insegnamenti sia del Signore, sia delle lettere degli apostoli, che ci preannunciarono che sarebbero sorte eresie e ci ammonirono in anticipo di fuggirle? E come non ci spaventiamo della loro esistenza, così non ci dobbiamo meravigliare che abbiano tanto potere che ci costringe a fuggirle. 2. Il Signore ci insegna che sotto pelle di pecore verranno lupi rapaci (Mt 7,15). 3. Quali saranno queste pelli di pecore, se non l’esterna apparenza di nome cristiano? Quali saranno i lupi rapaci se non concezioni e suggestioni subdole, ben nascoste all’interno per fare strage del gregge di Cristo? 4. Chi sono gli pseudoprofeti se non i fallaci predicatori? Chi i falsi apostoli se non i portatori di un messaggio evangelico adulterato? 5. Chi gli anticristi, ora e sempre, se non i ribelli a Cristo? Questo saranno le eresie: dottrine che provocano la chiesa con la perversità delle loro dottrine, non meno che in futuro l’anticristo affliggerà con l’atrocità delle persecuzioni, con la differenza che la persecuzione fa anche dei martiri, mentre l’eresia fa solo degli apostati.

6. E perciò era necessario che ci fossero pure le eresie, affinché venissero conosciuti quelli che erano degni di lode (1Cor 11,19): sia quelli che nelle persecuzioni avevano resistito, sia coloro che non erano scivolati nelle eresie. 7. Ora l’apostolo vuole che non si intendano degni di lode coloro che trasformano la loro fede in eresia, così come quelli dell’altra parte interpretano nel loro interesse (sibi) quel che è detto dalla Scrittura altrove: “esaminate ogni cosa, ritenete quello che è bene” (1Thes 5,21). Quasi non fosse possibile, dopo aver esaminato male ogni cosa, incappare nella scelta di qualche male!

[5. Linguaggio di fede e linguaggio dell’eresia]

5.1. Ora se l’apostolo deplora i dissensi e gli scismi che senza dubbio sono cose cattive, e subito vi aggiunge le eresie, se ne ricava che è male quello che l’apostolo aggiunge a dei mali, e per di più è un male maggiore. 2. Dice infatti che egli aveva creduto circa gli scismi e le dissensioni proprio perché sapeva che dovevano esistere anche le eresie. 3. Mostra infatti che alla vista di un male più grave facilmente aveva creduto ai mali più leggeri. Senza dubbio non perché avesse creduto circa i mali che le eresie fossero buone, bensì, in base alle tentazioni peggiori, per ammonire non doversi provare meraviglia per quelle tentazioni che – egli diceva – mirano a manifestare tutte le persone degne di lode, vale a dire quelli che le tentazioni non erano riuscite a depravare.

4. Infine, se tutto il capitolo punta a mantenere l’unità e a rintuzzare le separazioni, e le eresie d’altra parte staccano dall’unità non meno degli scismi e dei dissensi, senza dubbio l’apostolo anche le eresie le vide in quell’ambito di condanna in cui collocò gli scismi e le dissensioni. 5. E per conseguenza l’apostolo non considera degni di lode quelli che hanno deviato, finendo nell’eresia. Tanto più che egli esorta col suo rimprovero a starsene lontano, insegnando a tutti di avere idee e parole identiche; cosa che anche le eresie non consentono.

[6. L’eresia “scelta” arbitraria]

6.1. Ma basta di questo tema, se è lo stesso Paolo che anche altrove enumera le eresie tra i delitti carnali, scrivendo ai Galati (5,20), e che a Tito suggerisce di respingere l’eretico dopo un primo richiamo (Tit 3,10-11), poiché siffatta persona è perversa e pecca come condannata da se stessa. 2. Ma anche in quasi ciascuna epistola, raccomandando di fuggire le dottrine adulterate, condanna le eresie, delle quali le dottrine adulterate sono l’opera: le eresie furono dette così con termine greco nel senso di “scelta”, ossia di una scelta per cui uno se ne serve sia per insegnare, sia per accogliere dottrine alterate. 3. E perciò l’apostolo disse che l’eretico porta condanna contro se stesso, perché sceglie per sé quello per cui è condannato. Per noi invece non è lecito introdurre nulla a nostro arbitrio, né scegliere quello che uno abbia introdotto a suo arbitrio.

4. Noi abbiamo quale fonte e garanti gli apostoli del Signore, i quali neppur essi si scelsero alcuna dottrina per introdurla a loro piacimento, ma la dottrina ricevuta da Cristo l’hanno trasmessa fedelmente ai pagani. 5. Pertanto, anche se un angelo venuto dal cielo vi evangelizzasse in modo diverso, noi pronunceremo contro di lui l’anatema.

6. Già da allora lo Spirito Santo aveva previsto che si sarebbe manifestato nella vergine Filumene un angelo di seduzione, che si trasfigurava in angelo di luce; Apelle, indotto dai suoi portenti ed inganni, introdusse una nuova eresia.

[7. L’eresia e le scuole filosofiche]

7.1. Queste sono le dottrine degli uomini e dei demoni, originate dai ritrovati della sapienza di questo mondo per le orecchie afflitte da prurito (2Tim 4,3). Il Signore, chiamando stoltezza questa sapienza (1Cor 3,19), ha prescelto le cose stolte per il mondo allo scopo di confondere questa filosofia secolare stessa. 2. Poiché siffatta filosofia è espressione della sapienza di questo mondo, temeraria interprete della natura divina e del piano divino di salvezza.

3. In breve, le eresie stesse sono rifornite dalla filosofia. Da essa derivano presso Valentino gli eoni e non so quali forme infinite e le specie di uomini: Valentino era platonico. Ancora dalla filosofia deriva il dio di Marcione, preferibile a causa della sua imperturbabilità: veniva dagli Stoici. 4. E perché si possa dire che l’anima perisce: si rende omaggio a Epicuro; e perché si possa negare la resurrezione, si attinge dall’insegnamento concorde di tutte le sette filosofiche. E quando la materia è equiparata a Dio, entra in gioco la dottrina di Zenone; e quando si menziona un dio igneo, si ricorre ad Eraclito. 5. Si discutono i medesimi argomenti presso gli eretici e presso i filosofi, e si agitano i medesimi problemi: quale è l’origine del male?, quale ne è la causa? Donde proviene l’uomo, e in che modo? E il problema che recentemente Valentino ha proposto: donde viene dio? Ovviamente dall’Entimesi e dall’Aborto… 6. Infelice Aristotele, che loro insegnò la dialettica, espediente ambiguo per costruire e distruggere, sfuggente nelle affermazioni, forzata nelle congetture, inesorabile nelle argomentazioni, operatrice di contese, fastidiosa persino a se stessa, essa che tutto riesamina per timore di non avere discusso qualche aspetto.

7. Di qui le favole e le genealogie interminabili e questioni inconcludenti e discorsi serpeggianti come un cancro. Da essi ci tiene lontano l’apostolo: menziona esplicitamente la filosofia, scrivendo ai Colossesi che bisogna guardarsene: “Badate che nessuno vi raggiri con la filosofia e vane seduzioni, secondo la tradizione degli uomini” (2,8) e contrariamente alla provvidenza dello Spirito Santo. 8. Era stato ad Atene e aveva conosciuto, in virtù di colloqui avuti, codesta sapienza umana, che aspirava alla verità, ma la corrompeva. Questa filosofia stessa si suddivideva nelle sue varie eresie, per la molteplicità delle sette ostili a vicenda.

9. Che dunque hanno in comune Atene e Gerusalemme? L’Accademia e la Chiesa? Che cosa hanno in comune gli eretici e i cristiani? 10. La nostra dottrina proviene dal portico di Salomone, il quale aveva insegnato lui pure che bisogna cercare il Signore nella semplicità del cuore. 11. Non mi interessano coloro che hanno escogitato un cristianesimo stoico e platonico e dialettico. 12. Noi non abbiamo bisogno di ricerche dopo Gesù Cristo, né di indagine dopo il Vangelo.

Quando crediamo, non abbiamo bisogno di credere altre cose. Questo solo crediamo, che cioè non vi è altro in cui dobbiamo credere.

[14-20. Il ruolo delle Sacre Scritture]

15.1. [...] È questo il punto a cui ci dirigevamo, e a questo orientavamo le parole di introduzione, così che ormai, prendendo le mosse da qui, possiamo affrontare quella lotta a cui ci provocano i nostri avversari. 2. Essi mettono in primo piano le Scritture, e con la loro audacia subito impressionano alcuni. Nello scontro stesso essi stancano quelli che sono agguerriti, catturano i deboli, quelli in situazione intermedia li congedano pieni di scrupoli. 3. Pertanto noi li blocchiamo con questo ostacolo: non li ammettiamo ad alcuna discussione sul tema delle Scritture. 4. Se queste costituiscono la loro forza, così che possano servirsene, occorre discernere bene a chi competa il possesso delle Scritture, onde non sia ammesso ad esse colui al quale non compete il diritto.

[21. Le due prescrizioni]

21.1. Partendo da queste premesse impostiamo la prescrizione: se il Signore Gesù Cristo mandò gli apostoli a predicare, non si devono riconoscere altri predicatori all’infuori di quelli che Cristo stabilì, 2. poiché nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo rivelò (Mt 11,27). Né ad altri risulta che il Figlio abbia rivelato, se non agli apostoli, che Cristo mandò a predicare, beninteso, quello che ad essi aveva rivelato.

3. Che cosa abbiano predicato, cioè che cosa Cristo abbia loro rivelato, anche qui oppongo la prescrizione: non si deve in altro modo dimostrare se non attraverso le medesime chiese che gli apostoli stessi fondarono, predicando di persona tanto a viva voce, come si suol dire, quanto per mezzo di scritti in un secondo tempo. 4. Stando così le cose, ne deriva che allo stesso modo ogni dottrina che coincide con quelle delle chiese apostoliche, matrici e origine della fede, è da considerarsi vera, in quanto conserva senza alcun dubbio quello che le chiese ricevettero dagli apostoli, gli apostoli a loro volta da Cristo, Cristo da Dio.

5. Sarà invece da giudicarsi senz’altro espressione di menzogna ogni dottrina che abbia contenuto e pensiero contrario alla verità delle chiese, degli apostoli, di Cristo, di Dio.

6. Resta pertanto che dimostriamo se questa nostra dottrina, dalla quale abbiamo espresso la regola, abbia origine della tradizione degli apostoli, e se, per questo solo fatto, tutte le altre provengano da falsità. 7. Noi (cioè chiese d’Africa), siamo in comunione con le chiese apostoliche, perché nessuna nostra dottrina presenta differenze dalla loro: questo è testimonianza di verità.

 

8. Clemente Alessandrino: Gli Stromati. Note di vera filosofia

Stromati VII

89. Ora, seguendo il piano dell’opera, bisogna rispondere alle obiezioni sollevate contro di noi da Greci e Giudei [...] Anzitutto ci obiettano proprio questo: che non si deve credere per il dissenso delle sette. Da che parte sarebbe la verità, quando gli uni hanno una dottrina, gli altri un’altra? Ma noi rispondiamo loro: anche presso di voi Giudei e presso i più illustri filosofi greci sono sorte moltissime sette, eppure non dite che bisogna andar cauti o a filosofare o a seguire il giudaismo, per questo reciproco dissenso delle vostre sette. E poi era già stato detto come profezia dal Signore che le eresie sarebbero state disseminate fra la verità come “la zizzania fra il grano” (cf. Mt 13,25); e non è possibile che la predizione non si avveri.

90. Ordunque, se qualcuno viola i patti ed elude la confessione fatta a noi, a causa di questo trasgressore della confessione ci terremo anche noi lontani dalla verità? No; come l’onesto non deve essere insincero e non rinnegare alcuna delle sue promesse, anche se qualche altro viola i patti, così conviene che anche noi non trasgrediamo la regola della chiesa in alcun modo. Ed è proprio la confessione circa le cose più importanti che noi osserviamo, e quelli invece violano. Pertanto si deve credere a coloro che si attengono saldamente alla verità. Possiamo ancora estendere questa nostra difesa a dir loro che anche i medici, pur avendo teorie opposte a seconda delle loro specifiche scuole, di fatto prestano ugualmente le cure. Forse che uno, malato fisicamente e bisognoso di cure, non vorrà accettare un medico per la diversità delle scuole di medicina? E allora nemmeno chi è malato nell’anima e “pieno di false immagini” adduca il pretesto delle eresie, se vuol guarire e convertirsi a Dio. Invero “a causa di quelli che sono di provata virtù ci sono le eresie”, dice [il Signore]: “di provata virtù” dice o coloro che giungono alla fede accostandosi all’insegnamento del Signore per privilegiata elezione, come i banchieri di buona riputazione che sanno distinguere la buona moneta del Signore dalla falsificazione, oppure quelli che già hanno acquistato riputazione nella fede stessa, per la loro vita e la “gnosi”.

91. Proprio per questo motivo abbiamo bisogno di maggiore diligenza e avvedutezza nell’esaminare come si debba condurre una vita perfetta e quale sia la vera religione. È infatti evidente che le indagini si compiono perché la verità è aspra e difficile a conquistarsi: donde le eresie, orgogliose e ambiziose, di gente che non ha appreso né ricevuto secondo verità [la “gnosi”], ma ha assunto una parvenza di “gnosi”. Bisogna quindi indagare con maggior cura la verità autentica, che sola ha per oggetto il vero Dio. Alla fatica seguirà poi la soddisfazione del trovamento e del ricordo; e alla fatica bisogna accingersi a causa delle eresie; non ci si deve assolutamente ritirare. [...]

92. Vano è dunque il pretesto dei Greci. Chi vuole potrà anche trovare la verità, mentre quello di chi avanza motivi illogici è un giudizio che non si giustifica. Negano essi o ammettono la possibilità della dimostrazione? Penso che tutti l’ammetteranno, tranne quelli che negano l’esistenza dei sensi. E se la dimostrazione è possibile, bisogna acconsentire alla ricerca e attraverso le Scritture stesse rendersi edotti, quasi per via di dimostrazione, come le eresie sono cadute in errore e come invece nella verità unica dell’antica chiesa sia riposta la “gnosi” perfettissima e la scuola in realtà migliore. Di quelli che deviano dalla verità alcuni cercano di ingannare solo se stessi, altri anche il prossimo. Gli uni – chiamiamoli sapienti in apparenza, essi che ritengono d’aver trovato la verità senza averne alcuna dimostrazione – questi, dicevo, ingannano se stessi illudendosi d’esser giunti in porto. Ve n’è una folla non piccola: gente che evita la ricerca per [timore delle] confutazioni, e gente che rifugge anche dalla dottrina perché li condannerebbe. Gli altri, quelli che ingannano chiunque li avvicina, sono davvero scaltri: pur consci di non sapere nulla, tuttavia, oscurano la verità con argomenti plausibili. Ma altra è, a quanto pare, la natura degli argomenti plausibili, altra dei veri. Che sia necessario dire la denominazione delle eresie per distinguerle dalla verità, lo sappiamo. Da essa i sofisti traggono alcune proposizioni a rovina dell’umanità, poi le nascondono seppellendole sotto le arti umane di loro invenzione: e si vantano di presiedere a qualcosa che è scuola piuttosto che chiesa.

93. Coloro che al contrario sono pronti alla fatica per gli scopi migliori non desisteranno dalla ricerca della verità prima di averne tratto la dimostrazione delle Scritture stesse. Ci sono alcuni criteri di giudizio comuni a tutti, come i sensi, ma ce ne sono altri propri di quelli che hanno conquistato e praticato la verità, e sono i procedimenti tecnici relativi ai ragionamenti veri e falsi, messi in atto dal raziocinio logico. La cosa più importante è prima mettere da parte l’opinione, arrestandosi a metà fra scienza esatta e precipitosa presunzione di sapienza, poi rendersi conto che chi spera il riposo eterno sa anche che l’entrata in esso è laboriosa e “stretta” (Mt 7,14). Ma chi abbia una volta ricevuto la parola evangelica e “visto la salvezza” (dice [la Scrittura]), nel momento in cui l’ha conosciuta non “si volti indietro come la moglie di Lot” (Gn 19,26) verso la vita di prima tutta rivolta alle cose sensibili, e nemmeno ricada nelle eresie: infatti in certo modo esse creano un facile andazzo, poiché non riconoscono il vero Dio.

94. [...] Le Scritture del Signore: generano la verità eppure restano vergini, perché nascondono i misteri della verità. “Ha partorito e non ha partorito”, dice la Scrittura, intendendo che essa ha concepito da sé stessa, non per accoppiamento. Per gli “gnostici” le Scritture “hanno concepito”; le eresie invece, che non le hanno comprese, le ripudiano come sterili. Gli uomini hanno tutti il medesimo criterio di giudizio, ma quelli che seguono la chiamata del Logos si creano gli argomenti di fede; quelli invece che si sono dati ai piaceri torcono la Scrittura ai loro desideri. Ma “l’amatore della verità” ha bisogno, a quanto pare, di vigore spirituale: giacché è fatale che falliscano gravemente quelli che mettono mani ad imprese grandiose, se non posseggono il criterio della verità, desunto dalla verità stessa. Deviati dalla retta via, essi falliscono anche, logicamente, nella maggior parte dei casi particolari, perché non posseggono il criterio del vero e del falso, adeguatamente esercitato alla scelta di ciò che si deve. Se lo possedessero, ubbidirebbero alle Scritture divine.

95. Chi ricalcitra alla tradizione ecclesiastica e balza deviando ad opinioni di umane eresie perde il suo essere di uomo appartenente a Dio e fedele al Signore, proprio come se uno da uomo diventasse bestia, in modo simile agli ammaliati da Circe. Chi al contrario si ritrae da questa aberrazione ed ascolta le Scritture e affida alla verità la sua vita, diviene in certo modo Dio da uomo. Noi possediamo, in effetti, il principio della dottrina, ed è il Signore che “in molti modi e a più riprese”, cioè attraverso i profeti, il Vangelo e i beati apostoli si fa guida alla “gnosi”, da principio alla fine. [...]

96. Allo stesso modo noi, traendo prove perfette relative alle Scritture dalle Scritture stesse, ce ne persuadiamo per fede [come] per forza di dimostrazione. Se anche i seguaci delle eresie osano ricorrere a Scritture profetiche, anzitutto non le adoperano tutte, poi non in modo completo, né come l’insieme e il contesto delle profezie suggerisce. Essi stralciano invece le frasi ambigue, le traducono nel quadro delle proprie opinioni e in questa scelta antologica di poche parole qua e là non considerano ciò che esse significano , ma ne assumono la dizione, pura e semplice. Di fatto in quasi tutti i testi che allegano si può vedere che essi badano solo alle parole, alterandone i significati, perché non sanno in che senso sono espresse né adoperano le scelte dei testi che presentano nel modo come la loro natura richiede. Ma la verità non si rintraccia nel trasporre i significati (in tal modo rovesceranno ogni vera dottrina), ma nell’esaminare che cosa sia perfettamente proprio e conveniente al Signore e Dio onnipotente e nel confermare ciascuna delle prove delle Scritture sulla base dei passi paralleli delle Scritture stesse. Loro pertanto non sono disposti a convertirsi alla verità, perché restii a deporre l’arroganza del loro amor proprio, né d’altronde hanno modo di spacciare le loro idee, perché contrarie alle Scritture. Sono tuttavia riusciti a divulgare falsi dogmi, contrapponendosi chiaramente a quasi tutte le Scritture e sempre confutati dalle nostre critiche. [...]

97. Possiamo quindi farci un’idea distinta di tutte le eresie perseguendo la perversità dei loro stessi dogmi. Infatti una volta che li avremo debellati dimostrando la loro chiara opposizione alle Scritture, possiamo osservare che i corifei delle sette tengono uno di questi due atteggiamenti: disapprovano o le conseguenze dei loro dogmi o le profezie stesse, o meglio le loro stesse speranze; ma assumono di volta in volta ciò che loro sembra più evidente della parola detta dal Signore tramite i profeti, e che ha ricevuto insieme testimonianza e conferma dal Vangelo e inoltre anche dagli apostoli. [...]

98. Inorgogliti pertanto da presunzione di sapienza, non fanno che litigare, e così si manifestano solleciti più di apparire che di essere “filosofi”. Anzitutto si basano su principî del reale non necessari e si lasciano suggestionare da opinioni umane; poi si prefiggono necessariamente un fine coerente con se stessi: e combattono, poiché ne sono confutati, con coloro che professano la vera filosofia; e sono disposti a tollerare tutto, a spiegare tutte le vele, come si suol dire, anche a costo di commettere empietà non prestando fede alle Scritture, piuttosto che cambiar parere. [...] Triplice è per altro la cura di quel male che è l’opinione, come di ogni affezione: cognizione della causa, del come essa possa eliminarsi e, terzo, l’esercizio dell’anima per acquisire l’abitudine a poter attuare nella pratica il giudizio retto.

100. [...] Tre sono gli stati dell’anima: ignoranza, credenza, scienza. Quelli che sono nell’ignoranza sono i pagani, nella scienza la vera chiesa, nella credenza i seguaci delle eresie.

101. [...] Eppure abbiamo appreso che altro è il piacere, da lasciarsi ai pagani, altro la contesa, da attribuirsi alle eresie, altro la gioia, da ascriversi alla chiesa, altro ancora la letizia perfetta, che assegneremo al vero “gnostico”. [...] Colui che ubbidisce al Signore e segue fedelmente la profezia da Lui data, alla fine riesce a diventare, ad immagine del maestro, un dio che s’aggira in un corpo. Naturalmente non giungono a tale altezza quelli che non seguono Dio dovunque li guidi: Egli li guida secondo le “Scritture divinamente ispirate” (2Tim 3,16). Fra gl’innumerevoli atteggiamenti umani forse due soli sono principio di ogni peccato, ignoranza e debolezza. Dipendono entrambi da noi, quando non vogliamo né imparare, né dominare il desiderio. Per causa del primo si giudica non rettamente, per l’altro non si ha la forza di accompagnare nella pratica il giudizio retto: chiunque sia ingannato nel giudizio non potrà mai agire bene, per quanto sia perfettamente in grado di mettere in pratica i suoi propositi, né potrà mostrarsi irreprensibile, per quanto capace di giudicare qual è il suo dovere, se cade nella pratica.

102. Rispettivamente ci sono fornite anche due discipline di diverso genere, valide contro l’uno e l’altro peccato: per l’uno la “gnosi” è l’evidente dimostrazione della testimonianza che si fonda sulle Scritture, per l’altro l’esercizio secondo ragione, inculcatoci su base di fede e timore [di Dio]. E l’uno e l’altro si sviluppano fino al perfetto amore. Poiché sì, certo, dello “gnostico” duplice è il fine, almeno su questa terra, da un lato la contemplazione che fa scienza, dall’altro l’azione.

Ed io mi auguro che i nostri eretici, imparando da queste note, possano rinsavire e convertirsi a Dio onnipotente. [...] Ho esposto queste considerazioni nell’intento di stornare gli studiosi dal facile rischio di cadere nelle eresie. Sono questi che desidero far desistere dalla superficiale ignoranza o stoltezza o mala abitudine o comunque la si debba chiamare, e cerco di dissuaderli e di avvicinarli alla verità. Per essi ho fatto questi ragionamenti – s’intende, per quelli che non siano del tutto inguaribili.

103. Infatti ci sono persone che nemmeno sopportano, per principio, di prestare ascolto a chi li esorta alla verità. E anzi si mettono a dire sciocchezze, riversando parole blasfeme contro la verità, arrogandosi di sapere essi le cose più importanti: in realtà non hanno imparato, non hanno cercato, non si sono dati pena, non hanno trovato il nesso fra il prima e il poi. E bisognerebbe, più che detestarli, averne pietà per tale loro perversione. Ma c’è invece chi è sanabile, capace di sopportare, come fuoco o ferro, la franchezza della verità quando ne taglia e abbrucia le false opinioni: ebbene, questi ponga l’orecchio dell’anima. E ciò sarà possibile se non respingerà lontano da sé la verità spinto dall’indolenza, o non forzerà [i testi] fino a rifarli nuovi per velleità ambiziose. Indolenti sono quelli che, pur potendo procurarsi le dimostrazioni convenienti alle divine Scritture dalle Scritture stesse, preferiscono gli immediati incentivi dei loro piaceri; e ambiziosi sono quanti per deliberato proposito falsificano con scaltre ed estranee interpolazioni le tradizioni dei beati apostoli e maestri, intimamente congruenti con le parole ispirate da Dio; essi insomma si oppongono alla tradizione divina con dottrine umane, pur di consolidare la loro eresia.  [...]

104. Per concludere, solo il nostro “gnostico”, che invecchia letteralmente sulle Scritture, salva l’ortodossa esposizione dei dogmi che è degli apostoli e della chiesa, e vive nella più retta osservanza del Vangelo; le ulteriori dimostrazioni che eventualmente egli ricerchi, le trova perché ne è aiutato dal Signore e procede dalla legge e dai profeti. Si può dire che la vita dello “gnostico” non è altro se non opere e parole che proseguono la tradizione del Signore.

107. [...] Stando così le cose, è evidente che rispetto alla più antica e vera chiesa tutte queste eresie venute dopo e quelle più recenti ancora nel tempo sono state una innovazione e una falsificazione. Da quanto s’è detto deve dunque risultare che una è stata la vera chiesa, quella in realtà originaria, e in essa sono iscritti i giusti secondo il [divino] proposito. Poiché uno è Dio e uno il Signore, per questo anche ciò che è sommamente venerabile acquista pregio in ragione della sua unità, essendo imitazione dell’unico principio. La chiesa, unica, è dunque legata alle sorti dell’Unico per natura, mentre c’è chi s’adopera a smembrarla in una molteplicità di eresie. Per essenza e per contenuto del pensiero, per origine e per preminenza insieme, noi diciamo una l’antica e universale chiesa, costituita “nell’unità della fede” unica: quella fede che è secondo i suoi propri Testamenti, o meglio secondo il Testamento unico suddiviso nei due tempi diversi, e che per volontà dell’unico Dio, tramite l’unico Signore, raduna coloro che già sono iscritti. [...]

108. Delle eresie invece alcune sono denominate dal nome [del fondatore], come quella di Valentino, di Marcione, di Basilide, anche se si vantano di fare propria la dottrina di Mattia ([ma è un errore], perché, come è stato uno l’insegnamento di tutti gli apostoli, così pure è una la tradizione). Altri invece prendono nome dal luogo [dove sorsero], come i Perati, altre dal popolo, come l’eresia dei Frigi, altre ancora da comportamenti pratici, come quella degli Encratiti; altre da particolari dottrine, come quella dei Doceti e degli Emaititi; altre da “ipotesi” e da personaggi particolarmente onorati, come i Cainiti e i cosidetti Ofiani; altre infine da usanze e atti sfacciatamente perpetrati contro la legge, come i cosiddetti Entichiti, una setta dei Simoniani.