Ireneo di Lione


1. Contro le eresie

Libro I

Libro II

Libro III

Libro IV

Libro V

2. Epideixis 


 

1. Contro le eresie

Libro I (top)

[1. Prefazione]

1. Alcuni, rifiutando la verità, introducono falsi discorsi e “genealogie interminabili, che servono più a vane discussioni” – come dice l’apostolo – “che al disegno divino manifestato nella fede” (1Tm 1,4). Essi fanno un’operazione a tal punto subdolamente verosimile, che riescono a condurre dove vogliono lo spirito di coloro che sono più inesperti, e li riducono in loro schiavitù, falsando le parole del Signore; si rendono così interpreti disonesti di parole che in origine erano pronunziate in un modo assolutamente corretto; e così riescono a far deviare molti, attirandoli con la scusa di far loro conoscere colui che ha creato e ordinato questo universo, come se essi fossero in grado di mostrare loro qualcosa di più alto, qualcosa di più grande di colui che ha fatto “il cielo, la terra (...) e quanto è in essi” (Es 20,11 ecc.); certo agiscono in un modo suadente, usando ad arte parole convincenti, e attirano coloro che si dimostrano più sempliciotti nel modo di ricercare; ma dolorosamente li conducono alla perdizione, a tal punto da far loro concepire pensieri blasfemi ed empi nei confronti del Creatore, rendendoli incapaci di discernere il falso dal vero.

2. Infatti l’errore non si mostra così com’è, perché, denudato possa divenire riconoscibile; si mostra invece rivestito subdolamente di un abito attraente e – c’è da ridere anche a dirlo – sembra più vero della verità. [...] Dunque non vorremmo che, per nostra mancanza, alcuni poverini vengano rapiti come pecore dai lupi, ingannati dalle pelli di pecore di cui si coprono (cf. Mt 7,15); è gente da cui il Signore ci ha ingiunto di guardarci, essi che parlano come noi ma pensano in tutt’altro modo.

 

Libro II (top)

[1. Prefazione]

1. Nel libro precedente, smascherando quella che, con nome menzognero, viene chiamata gnosi, ti abbiamo mostrato, caro amico, tutte le frottole che, sotto forme molteplici e talvolta anche contraddittorie, sono state escogitate dai discepoli di Valentino. Ti abbiamo anche esposto le teorie di coloro che furono i loro capostipiti, mostrando come si trovano in disaccordo gli uni con gli altri, nonché, prima di tutto, con la stessa verità. Abbiamo ugualmente esposto, con la massima precisione possibile, la dottrina di Marco il mago, che è uno dei loro maestri, e abbiamo descritto i suoi vaneggiamenti. Abbiamo riportato in modo preciso tutto ciò che essi prendono dalle Scritture per tentare di accomodarlo alla loro impostura. Abbiamo descritto punto per punto in che modo essi osano tentare di confermare la verità con cifre e usando le 24 lettere dell’alfabeto. Abbiamo riferito di come – secondo loro – il mondo creato sarebbe stato fatto ad immagine del Pleroma invisibile, e tutto ciò che essi pensano e insegnano riguardo al Demiurgo. Abbiamo fatto conoscere la dottrina del loro antesignano, Simone, il mago di Samaria, e di tutti coloro che sono a lui succeduti, e abbiamo anche elencato la moltitudine di coloro che, derivando da lui, sono detti “gnostici”. Abbiamo messo in evidenza le loro divergenze, le loro dottrine e le loro filiazioni e diramazioni, abbiamo descritto tutte le sette da loro fondate; abbiamo dimostrato che è proprio prendendo la loro origine da Simone che tutti gli eretici hanno introdotto nel mondo le loro dottrine empie e negatrici di Dio. Abbiamo fatto conoscere la loro “redenzione”, il modo in cui iniziano i loro seguaci, le loro formule rituali, i loro misteri. Abbiamo infine ricordato le ragioni per cui esiste un solo Dio creatore, che non è un “frutto della caduta”, e che non è nulla che sia al di sopra di lui e dopo di lui.

 

Libro III (top)

[1. Prefazione]

1. Caro amico, tu ci avevi prescritto di portare alla luce quelle dottrine che devono – essi ritengono – essere segrete, dottrine cha hanno origine da Valentino; inoltre ci avevi chiesto di mostrare quanto sono varie le loro diramazioni, e avevi sollecitato che vi aggiungessi una riflessione che fosse utile per confutare le loro dottrine. Siamo dunque partiti, per svelare i loro insegnamenti, da quel Simone che è il padre di tutti gli eretici; da qui poi abbiamo cercato di mettere in luce tutte le loro dottrine e le loro ramificazioni, fornendo per tutti questi gruppuscoli un’opportuna confutazione. Ma se basta una sola opera per svergognarli, ce ne vogliono molte per distruggerli. Per questo ti abbiamo inviato parecchi libri: il primo contiene le dottrine dei vari gruppi di eretici, rivela i loro usi e le particolarità del loro comportamento; nel secondo vengono distrutte e confutate le dottrine che essi in modo perverso, insegnano: dottrine che abbiamo messo a nudo e mostrato tali quali sono, senza mistificazioni; in questo terzo libro noi aggiungeremo ulteriori prove tratte dalle Scritture, in modo che tu, nelle tue richieste, non abbia alcuna traccia di insoddisfazione; anzi siamo andati al di là delle tue aspettative: tu riceverai da noi anche i mezzi per smascherare e confutare tutti coloro che, in un modo o in un altro, insegnano l’errore. Perché la carità, che in Dio è ricca e generosa, dà sempre più di quello che uno può domandarle. Ricorda dunque ciò che noi abbiamo detto su di loro nei primi due libri: aggiungendovi la presente opera, disporrai di una esposizione molto completa contro tutte le categorie di eretici, e potrai lottare contro di loro con sicurezza e determinazione per quella fede che è la sola vera, la sola che dà la vita, quella fede che la Chiesa ha ricevuto dagli apostoli e che trasmette ai suoi figli.
Il Signore di tutte le cose ha infatti dato ai suoi apostoli il potere di annunciare il Vangelo: per mezzo di costoro noi abbiamo conosciuto la verità, cioè l’autentico insegnamento del Figlio di Dio. E anche a loro il Signore ha detto: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16).

[2. La tradizione apostolica]

1.1. Perché non è da altri che noi abbiamo conosciuto l’economia della nostra salvezza, ma è per mezzo di costoro che è giunto a noi il Vangelo. Questo Vangelo, essi prima lo hanno predicato; poi, per volontà di Dio, ce l’hanno trasmesso nelle Scritture, perché sia il fondamento e la colonna della nostra fede (cf. 1Tm 3,15).
Per cui non si può certo dire che essi abbiano predicato quando ancora non avevano ricevuto una perfetta conoscenza, come osano affermare alcuni che si vantano di essere in grado di apportare correzioni agli apostoli. Infatti, dopo che nostro Signore fu risuscitato dai morte e che gli apostoli furono rivestiti della forza dall’alto (cf. Lc 24,49), per mezzo della venuta dello Spirito santo (cf. At 1,8), essi furono colmi di certezza ed ebbero la conoscenza perfetta (cf. Gv 16,13); solo allora essi andarono fino alle estremità della terra, proclamando la buona novella dei beni che vi vengono da Dio, e annunciando agli uomini la pace celeste: essi che possedevano, tutti insieme e ciascuno per conto suo, il Vangelo di Dio.
In seguito Matteo pubblicò per gli ebrei, nella loro propria lingua, una forma scritta del Vangelo, nell’epoca in cui Pietro e Paolo evangelizzavano Roma e vi fondavano la Chiesa. Dopo la loro morte Marco, discepolo ed interprete di Pietro, ci trasmise anche lui per iscritto ciò che predicava Pietro. A sua volta Luca, compagno di Paolo, consegnò in un libro il Vangelo che costui predicava. Infine Giovanni, il discepolo del Signore, proprio colui che aveva riposato sul suo petto, pubblicò anche lui un Vangelo, mentre soggiornava ad Efeso, in Asia.

2. Tutti costoro ci hanno trasmesso che esiste un solo Dio, creatore del cielo e della terra, preannunciato dalla Legge e dai profeti; e un solo Cristo, figlio de Dio. Se dunque qualcuno non crede a questi insegnamenti fondamentali, disprezza coloro che hanno avuto parte con il Signore, e, di conseguenza, disprezza anche il Signore stesso; disprezza infine anche il Padre. Egli si condanna da sé, perché resiste e si oppone alla propria salvezza: proprio ciò che fanno tutti questi eretici di cui stiamo parlando.

[3. Gli eretici e la tradizione]

2.1. Infatti, mentre essi si sforzano di trovare le loro argomentazioni a partire delle Scritture, tramutano tali argomentazioni in una accusa nei confronti delle Scritture stesse, come se esse non siano corrette, né sufficientemente autorevoli, sia perché sono di varia natura, sia perché, a partire da queste Scritture non si può trovare la verità, se si ignora la tradizione. Infatti la tradizione non è stata trasmessa per iscritto, ma a viva voce, cosa che ha fatto dire a Paolo: “Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo secolo” (1Cor 2,6).
E questa sapienza, ciascuno di loro vuole che sia quella che egli ha scoperto da sé, cioè la sua ipotesi personale: perciò è naturale per loro che la verità sia tanto presso Valentino, tanto presso Marcione, tanto presso Cerinto, poi presso Basilide, o ancora presso chi disquisisce in modo contrario a tutti questi che abbiamo citato; tutta gente che non è mai stata in grado di pronunciare una sola parola di salvezza. Perché ciascuno di loro è così fortemente pervertito che, pur corrompendo ogni minima e basilare regola di verità, non si turba minimamente per il fatto che predica.
2. Ma mentre noi nuovamente li richiamiamo alla tradizione che viene dagli apostoli e che, grazie alla successione dei presbiteri, è custodita nelle Chiese, essi si oppongono a questa tradizione considerandosi più saggi non solo dei presbiteri, ma addirittura degli apostoli stessi: solo loro hanno trovato la pura verità! Infatti – secondo loro – gli apostoli avrebbero mescolato le prescrizioni della Legge alle parole del Salvatore; tale errore non sarebbe stato compiuto solo dagli apostoli: il Signore stesso avrebbe pronunciato parole che vengono sia dal demiurgo, sia della Potenza Mediana, sia dalla Potenza Suprema. Mentre loro, soltanto loro, senza il minimo dubbio, senza alcuna contaminazione, allo stato puro conoscono il ministero segreto! Che bestemmia gravissima nei confronti del proprio Creatore! Alla fin fine essi non sono più d’accordo né con le Scritture né con la tradizione.
3. Contro tizi di tal pasta dobbiamo combattere, mio caro amico! Lisci come serpenti, cercano di sfuggire da ogni parte: perciò bisogna tener loro testa da ogni parte; cercando, se riusciamo, a condurre alcuni di loro, confutandone le teorie, a convertirsi alla verità. Perché, anche se non è facile riportare alla retta via un’anima completamente posseduta dall’errore, tuttavia non è assolutamente impossibile: facendo svanire l’errore, mettendolo di fronte alla verità.

 

Libro IV (top)

[Prefazione]

4. [...] Ma al presente, giacché siamo negli ultimi tempi, il male si estende sempre di più tra gli uomini, rendendoli non solo apostati, ma li fa diventare anche bestemmiatori nei confronti di colui che li ha plasmati, facendo uso di molteplici macchinazioni, cioè usando come mezzo tutti gli eretici che abbiamo elencato prima. Infatti tutti costoro, sebbene provengano da luoghi diversi e insegnino dottrine differenti, concorrono alla medesima tesi blasfema, provocando ferite letali, insegnando la bestemmia contro il Dio creatore e nutritore, e annullando la salvezza dell’uomo. Infatti l’uomo è una mescolanza di anima e di carne, uomo che è formato a somiglianza di Dio e plasmato dalle sue mani, cioè per mezzo del Figlio e dello Spirito, rivolgendosi ai quali egli ha detto: “Facciamo l’uomo” (Gn 1,26). Questo è dunque il piano di colui che è invidioso della nostra vita: egli intende rendere gli uomini increduli riguardo alla loro salvezza, e bestemmiatori nei confronti del Dio che li ha modellati. Giacché qualunque cosa possano affermare con il più grande sussiego, costoro giungono alla  fin fine a questo: che bestemmiano il Creatore e negano la salvezza dell’opera plasmata da Dio, che è la carne. Abbiamo dimostrato in molti modi che è per mezzo di questa carne che il Figlio de Dio ha compiuto tutta la sua economia, e abbiamo reso manifesto che nessun altro è chiamato Dio dalle Scritture, eccetto il padre di tutte le cose, suo Figlio, e coloro che hanno la qualità dei figli adottivi.

 [16. Oblazione e sacrificio nella Chiesa]

18. [...] 5. Come ancora possono dire che la carne va alla corruzione e non ha parte alla vita, essa che è nutrita dal corpo del Signore e dal suo sangue? Dunque, che cambino idea, o che si astengano dall’offrire ciò di cui stiamo parlando! Da parte nostra, la nostra dottrina si accorda con l’eucaristia, e viceversa l’eucarestia conferma la nostra dottrina. Infatti noi gli offriamo ciò che è suo, proclamando in modo armonico la comunione e l’unità della carne e dello Spirito. Perché come il pane che viene dalla terra, dopo aver ricevuto l’invocazione di Dio, non è più pane ordinario, ma eucaristia, essendo costituito da due cose, la terrena e la celeste: così i nostri corpi, partecipando all’eucaristia, non sono più corruttibili, perché hanno la speranza della risurrezione.

 [33. Esame delle dottrine che negano il vero Dio]

33.1. Tale discepolo è davvero “spirituale”, avendo ricevuto lo Spirito di Dio; quello Spirito che fu dal principio in tutte le economie di Dio per gli uomini: egli annunziò il futuro, mostrò il presente e racconta il passato, “giudica” tutti, “senza poter essere giudicato da nessuno” (1Cor 2,15). Infatti, giudica i pagani “che hanno adorato la creatura al posto del Creatore” (Rm 1,25) [...] Ma giudica anche i giudei, che non hanno accolto il Verbo della libertà [...] 2. Egli prenderà in esame anche la dottrina di Marcione. Come si possono accogliere due dèi separati l’uno dall’altro da una distanza infinita? [...] 3. Egli giudicherà anche tutti i discepoli di Valentino, che confessano con la lingua un solo Dio Padre, e che dichiarano che da lui vengono tutte le cose, ma affermano che lui stesso, cha ha creato tutte le cose, è il frutto di una mancanza o di una caduta. [...] Egli giudicherà anche i vaniloqui dei malvagi gnostici, mostrando che sono discepoli di Simon Mago. 4. Egli giudicherà anche gli ebioniti. Come gli uomini possono essere salvati, se Dio non è colui che ha operato la loro salvezza sulla terra? [...] 6. Egli giudicherà anche i falsi profeti, coloro che non hanno ricevuto da Dio la grazia della profezßia, e che non temono Dio ma fingono di profetizzare, mentendo davanti a Dio, spinti dalla vanagloria [...] 7. Giudicherà anche coloro che operano scismi, che sono morti, perché privi dell’amore di Dio, e considerano piuttosto il proprio vantaggio e non l’unità della Chiesa; costoro lacerano, dividono e distruggono il grande e glorioso corpo di Cristo per piccoli e futili motivi, per quanto è in loro potere. Parlano di pace e fanno la guerra, e in verità “filtrano il moscerino e ingoiano il cammello” (Mt 23,24) [...] Egli giudicherà anche coloro che sono al di fuori della verità: cioè quelli che sono al di fuori della Chiesa. “Quanto a lui, non è giudicato de nessuno” (1Cor 2,15). [...] 8. La vera gnosi è la dottrina degli apostoli e l’antico organismo della Chiesa sparso nel mondo intero, il marchio del corpo di Cristo basato sulla successione dei vescovi, ai quali gli apostoli hanno affidato la Chiesa in ogni luogo. Essa giunge fino a noi, garantendo la conservazione, senza alcuna alterazione, delle Scritture, una raccolta del tutto completa di queste, senza alcuna aggiunta né sottrazione; e una lettura senza alcuna falsificazione, un’esposizione legittima, diligente, senza alcun pericolo e alcuna bestemmia; infine il precipuo dono della carità, che è più prezioso della gnosi, più glorioso della profezia, superiore a tutti gli altri carismi (cf. 1Cor 13,1-13).

 

Libro V (top)

20.2. [...] Al contrario bisogna rifugiarsi nella Chiesa, lasciarsi educare nel suo seno, lasciarsi nutrire dalle Scritture del Signore. Infatti la Chiesa è piantata come un paradiso in questo mondo. Dunque “potrete mangiare di tutti gli alberi del paradiso” (Gn 2,16), dice lo Spirito di Dio, cioè potrete mangiare di tutte le Scritture del Signore, ma non potrete mangiare del sentimento di orgoglio, né potrete toccare alcuna forma di dissenso degli eretici. Infatti proprio loro riconoscono di aver essi stessi la conoscenza del bene e del male (cf. Gn 2,17), e scagliano i loro sensi empi al di sopra del Dio che li ha creati. Dunque hanno sentimenti al di sopra di quella che è la misura del sentire. Perciò l’apostolo afferma: “Non dovete sapere più di ciò che bisogna sapere, ma sapere con prudenza” (Rm 12,3), affinché non accada che, mangiando la loro conoscenza, più di quella che bisogna avere, siamo rigettati dal paradiso della vita, dove il Signore conduce coloro che obbediscono alla sua predicazione, “ricapitolando in sé tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1,10); ma quelle del cielo sono spirituali, mentre quelle della terra costituiscono l’economia umana. Quindi egli ha ricapitolato in sé tutte le cose, riunendo l’uomo allo Spirito, e mettendo lo Spirito nell’uomo, reso lui stesso testa dello Spirito, e mettendo lo Spirito nell’uomo, reso lui stesso testa dello Spirito, e dando lo Spirito che è capo dell’uomo: infatti per mezzo suo noi vediamo, ascoltiamo, parliamo.
 
21.2. [...] Digiunò dapprima 40 giorni, allo stesso modo di Mosè ed Elia, e in seguito ebbe fame, affinché capissimo che lui era un uomo vero e intero (è una caratteristica tipica dell’uomo quella di avere fame dopo aver digiunato), ma anche perché l’avversario avesse dove attaccarlo. Infatti, al principio con il cibo sedusse l’uomo che non aveva fame fino a fargli trasgredire il comandamento di Dio, alla fine non poté dissuadere lui affamato ad attendere quel cibo che veniva da Dio. Infatti, quando quello lo tentava e gli diceva: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane” (Mt 4,3), il Signore lo respinse con il comandamento della Legge, dicendogli: “Sta scritto: ‘Non di solo pane vivrà l’uomo’” (Mt 4,4). Davanti a quello che diceva “se sei Figlio di Dio” taceva; ma lo accecò con il palesamento della propria umiltà, e con la parola del Padre rese vuoto il suo primo assalto. Dunque quella sazietà che l’uomo aveva conosciuto nel paradiso con il mangiare due volte, fu distrutta dall’indigenza che patì in questo mondo
.

Ma quello, scacciato con le parole della Legge, tentava di nuovo, con le parole della Legge, di portare un attacco tramite una menzogna. Infatti, condottolo sul più alto pinnacolo del tempio, disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: ‘Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede’” (Mt 4,6), nascondendo la menzogna con la Scrittura, cosa che fanno tutti gli eretici. Infatti la frase “ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo” era scritta; ma la Scrittura non cita affatto le parole “gettati giù”, ma era il diavolo che aggiungeva da sé questo elemento di persuasione. Così con le parole della Legge il Signore lo confutò, rispondendogli: “Sta scritto anche: ‘Non tentare il Signore Dio tuo”, mostrando, con questa citazione tratta dalla Legge, due cose: per ciò che riguarda l’uomo, che l’uomo non deve tentare Dio; per quanto riguardava lui, che nell’uomo in cui lui appariva non avrebbe dovuto tentare il Signore suo Dio. Così fu distrutto il sentimento de orgoglio che c’era nel serpente, per mezzo di quell’umiltà che c’era nell’uomo.
E ben due volte il diavolo era già stato sconfitto con citazioni tratte dalla Scrittura: quando fu convinto a suggerire cose contrarie al comandamento di Dio, e quando fu mostrato come nemico di Dio in base al suo pensiero. Essendo stato ampiamente confutato, quello, quasi raccogliendosi tra sé e sé, riorganizzando tutta la potenza che aveva nella menzogna, la terza volta “gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria” (Mt 4,8), dicendogli, come ricorda Luca: “Tutte queste cose io ti darò (...), perché sono state messe nelle mie mani e io le do a chi voglio, se, prostrandoti mi adorerai” (Lc 4,6-7). Allora il Signore, facendo capire chi era lui, gli disse: “Vattene, Satana! Sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto’” (Mt 4,10), mettendolo, con questo appellativo, a nudo, e mostrando chi era in realtà: infatti “Satana” in ebraico significa “apostata”. Vincendolo così per la terza volta, egli cacciò via da sé l’altro, dopo averlo vinto con le parole della Legge, e fu distrutta, tramite un comandamento della Legge, quella prevaricazione al comandamento di Dio che era avvenuta in Adamo; quella Legge che il Figlio dell’uomo osservò, non trasgredendo il comandamento di Dio.

21.3. Chi è dunque il Signore Dio cui Cristo rende testimonianza, colui che nessuno deve tentare (cf. Mt 4,7), colui che noi dobbiamo adorare, il solo che dobbiamo servire (cf. Mt 4,10)? Certamente e senza alcun dubbio egli è quel Dio che ha donato la Legge. Infatti queste cose erano state predette nella Legge, e il Signore mostra, usando le frasi stesse della Legge, che la Legge annunzia, provenendo dal Padre, il vero Dio, mentre l’angelo di Dio apostata è distrutto tramite la sua voce, è smascherato qual è ed è sconfitto dal Figlio dell’uomo, nel momento in cui costui osserva il comandamento di Dio. Infatti, come al principio egli aveva persuaso l’uomo a trasgredire il comandamento del Creatore e lo ebbe in suo potere (ma il suo potere consiste nella trasgressione e nell’apostasia, ed è con queste che legò l’uomo); così per mezzo dello stesso uomo bisognava che quello, dopo essere stato sconfitto, fosse legato al contrario con le stesse catene con cui lui aveva legato l’uomo; affinché l’uomo, liberato, ritornasse al suo Signore, lasciando quei legami con i quali era stato lui stesso legato, cioè la trasgressione. Infatti le sue catene sono divenute la libertà dell’uomo, perché: “Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa” (Mc 3,27). Dunque il Signore lo costrinse ad ammettere che diceva cose contrarie alla parola di quel Dio che ha fatto tutte le cose, e lo sottomise con il comandamento (ma il comandamento corrisponde alla Legge di Dio
).


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2. Epideixis (top)

[La via della vita]

1. Conosco, caro Marciano, la tua diligenza a camminare nella via della pietà, che sola conduce l’uomo alla vita eterna; me ne rallegro e prego che, conservando pura la fede, tu sia gradito a Dio, tuo creatore. Potessimo essere sempre assieme per aiutarci a vicenda e alleviare le preoccupazioni della vita terrena con uno scambio continuo di pensieri su temi utili. Poiché ora siamo fisicamente lontani l’uno dall’altro, abbiamo deciso, nei limiti del possibile, di intrattenerci per iscritto con te e di esporti brevemente la predicazione della verità per consolidarti nella fede. Quello che ti inviamo è una serie di annotazioni su punti fondamentali del corpo della verità e con questo compendio abbia in mano le prove delle realtà divine. Così il risultato sarà non solo la tua salvezza, ma anche la confutazione di coloro che coltivano false opinioni e, a chi lo vuole conoscere, esporrai con sicurezza il nostro insegnamento nella sua integrità e purezza. Infatti per coloro che vedono non c’è che una strada in salita, illuminata di luce celeste; ma per coloro che non vedono, le strade sono molte, senza illuminazione e in discesa. La prima strada conduce al regno dei cieli e unisce l’uomo a Dio; le altre conducono alla morte e separano da Dio. Pertanto, per te e per quanti hanno a cuore la loro salvezza, è necessario camminare nella fede, senza deviare, con coraggio e determinazione, per evitare che, mancando di tenacia e di perseveranza, non si arrestino ai piaceri materiali o che sbagliando strada, s’allontanino dal retto cammino.

[Fede e opere]

2. Poiché l’uomo è un vivente, composto di anima e di corpo, bisogna operare secondo queste due componenti e poiché le occasioni di caduta provengono da entrambe le parti, c’è una santità del corpo; che è continenza da tutte le cose invereconde e da ogni azione iniqua, e una santità dell’anima che conserva intatta la fede di Dio senza aggiungere o togliere nulla. Perciò la pietà viene appannata e perde il suo candore quando è contaminata dalla impurità del corpo; si infrange, si macchia e si disintegra quando l’errore entra nell’anima; si manterrà nella bellezza e nella giusta misura, quando la verità è costantemente nell’anima e la santità nel corpo. Ma a che serve conoscere la verità a parole, se si profana il corpo e si compiono azioni degradanti? Quale vantaggio si ha a conservare realmente la santità del corpo, se la verità non è nell’anima? Entrambe infatti godono di stare insieme, sono alleate e combattono fianco a fianco per condurre l’uomo alla presenza di Dio. Per questo dice lo Spirito santo tramite Davide: “Beato l’uomo che non ha camminato nel consiglio degli empi” (Sal 1,1) – cioè nel consiglio dei popoli che non conoscono Dio: infatti “empi” sono coloro che non venerano Colui che è, per natura, Dio. Per questo il verbo dice a Mosè: “Io sono Colui che è” (Es 3,14). Così coloro che non venerano Colui che veramente è, sono empi. “Non si è fermato sul sentiero dei peccatori”. “Peccatori” sono coloro che, pur conoscendo Dio, non ne osservano i comandamenti, cioè è la gente che vilipende Dio. “Neppure siede sulla cattedra dei pestiferi”. “Pestiferi” sono coloro che con dottrine false e perverse corrompono non solo sé stessi, ma anche altri. La “cattedra” infatti è simbolo della scuola. Tali sono gli eretici: “siedono sulla cattedra dei pestiferi” e portano alla corruzione coloro che prendono il veleno delle loro dottrine.

[La regola della fede e conseguenze per il credente]

3. Ora, per timore di qualche cosa di simile, noi dobbiamo mantenere inalterata la regola della fede e adempiere i comandamenti di Dio credendo in lui, temendolo come Signore, e amandolo come Padre. Tale comportamento, allora, è una conquista della fede, poiché, dice Isaia, “se non credete non comprenderete” (Is 7,9); la fede è data dalla verità, poiché la fede si fonda sulla verità. Infatti noi crediamo ciò che realmente è, e come è; e, credendo ciò che realmente è, come sempre è, manterremo la nostra ferma adesione. Ora, poiché la fede sostanzia la nostra salvezza, è necessario prestarvi molta attenzione per ottenere una vera intelligenza della verità. È la fede che ci procura tutto questo, come ci hanno comunicato i presbiteri, discepoli degli Apostoli. Innanzitutto la fede ci invita con insistenza a ricordare che abbiamo ricevuto il battesimo per la remissione dei peccati nel nome di Dio Padre e nel nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, morto e risuscitato, e nello Spirito santo di Dio; che il battesimo è il sigillo della vita eterna, la nuova nascita in Dio, cosicché non siamo più figli di uomini mortali, ma di Dio eterno e indefettibile; che l’Eterno e l’Indefettibile è Dio, al di sopra di tutte le creature, e che ogni cosa, di qualunque specie, è soggetta a lui e quanto è soggetto a lui fu da lui creato. Dio perciò non esercita il suo potere e la sua sovranità su ciò che appartiene ad altri, ma su ciò che è suo. E tutto è di Dio. Infatti Dio è onnipotente e tutto da lui proviene.

[Dio all’origine del mondo]

4. Pertanto è necessario che le cose create traggano principio da una qualche grande causa e principio di tutto è Dio. Egli non deriva da alcuno, mentre da lui fu creato ogni essere. Perciò è necessario, prima di tutto, ammettere che c’è un solo Dio Padre, che ha creato e messo in ordine l’insieme degli esseri e ha fatto esistere ciò che non era e che, circoscrivendo l’universo, è il solo a non essere circoscritto. Nel complesso delle cose create, c’è questo mondo e nel mondo l’uomo. Dunque, anche questo mondo, fu creato da Dio.

[L’azione del Verbo e dello Spirito nel cosmo]

5. Così dunque si dimostra un solo Dio, Padre, increato, invisibile, creatore dell’universo, al di sopra del quale non esiste Dio come non esiste dopo di lui. Dio è razionale e per questo tutti gli esseri sono stati creati dal suo Verbo; Dio è Spirito e così ha ordinato ogni cosa, come dice il profeta: “con la parola del Signore sono stati stabiliti i cieli; e per opera dello Spirito tutta la loro potenza”. Ora, come il Verbo “stabilisce”, cioè crea e consolida tutto ciò che esiste, e lo Spirito ordina e dà forma alle diverse “potenze”, giustamente con proprietà di linguaggio, il Verbo è chiamato Figlio e lo Spirito Sapienza di Dio (Sal 33,6). Paolo dice in proposito: “Un solo dio, Padre, che è sopra tutto, con tutto e in tutti noi”. Perciò sopra tutte le cose è il Padre, ma con tutte è il Verbo, perché per suo mezzo il Padre ha creato l’universo; e “in tutti noi” è lo Spirito, che grida “Abba” (Padre) ed ha plasmato l’uomo a somiglianza di Dio (Ef  4,6). Dunque lo Spirito mostra il Verbo; i profeti a loro volta annunciarono il Figlio di Dio; ma il Verbo lega a sé lo Spirito, perciò è lui che comunica ai profeti il messaggio e innalza l’uomo al Padre.

[I tre articoli della fede]

6. Ecco l’ordine della nostra fede, il fondamento dell’edificio e la base della nostra condotta. Dio Padre, increato, incircoscritto, invisibile, unico Dio, creatore dell’universo. Tale è il primo e principale articolo della nostra fede. Il secondo è: il Verbo di Dio, figlio di Dio, Gesù Cristo nostro Signore, è apparso ai profeti secondo il disegno della loro profezia e secondo il modo disposto dal Padre; per suo mezzo è stato creato l’universo. Inoltre “alla fine dei tempi” per ricapitolare ogni cosa si è fatto uomo tra gli uomini, visibile e tangibile, per debellare la morte, far risplendere la vita e ristabilire la comunione di Dio e dell’uomo. Come terzo articolo: Lo Spirito santo, per virtù del quale i profeti hanno pronunciato le loro profezie e i padri hanno appreso ciò che riguarda Dio e i giusti sono stati condotti per la via della giustizia; alla fine dei tempi è stato effuso in modo nuovo sull’umanità per tutta la terra rinnovando l’uomo per Iddio.

[La nascita alla Trinità nel battesimo]

7. Per questo il battesimo che ci fa nascere di nuovo passa attraverso questi tre articoli e ci consente di rinascere a Dio Padre tramite suo Figlio e nello Spirito santo. Perciò coloro che portano lo Spirito di Dio sono condotti al Verbo, cioè al Figlio, che li accoglie e li presenta al Padre e il Padre dona loro la incorruttibilità. Senza lo Spirito santo non si può vedere il Verbo di Dio e senza il Figlio nessuno può accostarsi al Padre, perché il Figlio è la conoscenza del Padre e la conoscenza del Figlio avviene tramite lo Spirito santo. Ma il Figlio, secondo la benevolenza del Padre, dispensa come ministro lo Spirito a chi vuole e come il Padre vuole.

[Conclusione]

98. Mio caro, questa è la predicazione della verità e l’immagine della nostra salvezza, tale il cammino della vita che i profeti hanno annunciato, il Cristo confermato, gli apostoli trasmesso su tutta la terra e la chiesa offre ai suoi figli. Deve essere custodita con ogni cura e con volontà decisa per piacere a Dio con le buone opere e con un modo di pensare sano.

[Errori sulla divinità]

99. Pertanto nessuno pensi che vi sia un altro Dio Padre diverso dal nostro Creatore, come immaginano gli eretici, che disprezzano il Dio vero e del dio falso ne fanno un idolo, si creano un padre al di sopra del nostro Creatore e ritengono di avere scoperto qualche cosa più grande della verità. In realtà tutti questi sono empi e bestemmiano il loro Creatore e Padre, come abbiamo dimostrato nella Esposizione e Confutazione della falsa Gnosi. Altri ancora disprezzano la venuta del Figlio de Dio e l’economia della sua incarnazione trasmessa dagli apostoli e predetta dai profeti per la restaurazione dell’umanità come ti abbiamo in breve dimostrato. Anche queste persone vanno contate tra gli increduli. Altri ancora non ammettono i doni dello Spirito santo e respingono il carisma profetico, imbevuto del quale l’uomo produce come frutto la vita divina. Di questi dice Isaia: “Saranno come terebinto senza foglie e come un giardino senza acqua” (Is 1,30). Questi tali non sono di alcuna utilità a Dio perché non producono frutti.

[Avvertimento finale: fuggire gli eretici]

100. Rispetto ai tre articoli del nostro sigillo, l’errore ha causato molte divagazioni lontane dalla verità. Perciò o disprezzano il Padre, o non accolgono il Figlio parlando contro l’economia della sua incarnazione, o rifiutano lo Spirito, cioè rigettano la profezia. Da tutta questa gente dobbiamo guardarci, evitare le loro vie, se realmente vogliamo piacere a Dio e ottenere la salvezza.

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