Tertulliano

 

La prescrizione contro gli eretici

[1. Le eresie e la fede] (top)

1.1. La condizione dei tempi presenti è all’origine di questo mio richiamo: noi non dobbiamo meravigliarci di queste eresie, sia perché esistono, infatti ci era già annunciato il loro sorgere, sia perché abbattono la fede di alcuni. Esse hanno lo scopo che la nostra fede, con il subire la tentazione, subisca pure la prova. 2. Senza motivo infatti e senza ragionevolezza i più si scandalizzano per il solo fatto che le eresie abbiano tanto potere. Se non avessero tanto potere, non esisterebbero. 3. Quando la sorte determina l’esistenza di una cosa, questa, come riceve la causa che la fa esistere, così ottiene la forza in virtù della quale esiste, di guisa che non può non esistere.


[2. Il nutrimento dell’eresia] (top)

2.1. Ad esempio la febbre, destinata, tra le altre conseguenze letali e dolorose, a togliere la vita dell’uomo, non desta il nostro stupore né per il fatto che esiste, né per il fatto che priva l’uomo della vita: appunto a questo scopo esiste. 2. Alla stessa maniera le eresie, venute alla luce per indebolire e distruggere la fede, se ci meravigliamo che abbiano questo potere, in primo luogo ci debbono impaurire perché fino a quando esistono, hanno potere, e, finché hanno potere, esistono. 3. Ma come la febbre noi la detestiamo più che non meravigliarcene, in quanto è un male, sia per le sue cause, sia per la sua potenza, come è noto, così, per quanto dipende da noi, cerchiamo di preservarcene, non avendo in nostro potere di eliminarla. 4. Le eresie, invece, che apportano morte eterna e ardore di fuoco più violento, alcuni preferiscono meravigliarsene per la potenza che dimostrano, anziché impedire che la abbiano, come sarebbe nelle loro possibilità.

5. Anzi, esse non avrebbero così grande potere se costoro non si meravigliassero che ne abbiano tanto. Giacché, in quanto si meravigliano, essi provano scandalo; oppure perché si scandalizzano si meravigliano, come se il loro potere scaturisse da qualche verità
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6. Sarebbe sorprendente che il male avesse forze sue proprie; se non che le eresie hanno forte potere in coloro che non sono forti nella fede. 7. Nei combattimenti dei pugili e dei gladiatori per lo più uno vince non perché è forte o perché non può essere sopraffatto, bensì perché colui che perde non aveva nessuna forza. Così quel vincitore, messo a confronto successivamente a uno ben valido, si ritira a sua volta sconfitto. 8. Non diversamente le eresie traggono la loro forza dalla debolezza di alcuni, mentre sarebbero impotenti se si scontrassero con una fede robusta
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[3. La perseveranza nella fede] (top)

3.1. Codesti ingenui ammiratori sogliono pure lasciarsi influenzare a loro rovina dal fatto che alcune persone sono sedotte dall’eresia. 2. Perché quella tale, perché quel tale, persone fedelissime e prudenti in sommo grado e assai attaccate alla chiesa, sono passate alla parte opposta? 3. Chi, dicendo queste cose, non è in grado di rispondere a se stesso che costoro non sono da ritenersi né saggi, né prudenti, né attaccati alla chiesa, se poi hanno potuto lasciarsi travolgere dalle eresie? E, - penso – sarà cosa sorprendente se uno, in passato riconosciuto lodevole, d’ogni altro, in seguito viene guastato dall’invidia (1Reg 9,2). Davide, uomo buono secondo il cuore del Signore, in seguito diventa colpevole di omicidio e di stupro (1Reg 13,14).

Salomone, gratificato dal Signore di ogni grazia e sapienza, è spinto all’idolatria dalle donne (3Reg 4,9). 5. Al solo Figlio di Dio era riservato rimanere esente da colpa. Che accade se un vescovo, un diacono, una vedova, una vergine consacrata, se un dottore, se addirittura un martire si allontana dalla regola di fede? Forse che le eresie sembreranno prevalere per questo sulla verità? 6. Giudichiamo la fede in base alle persone, o non piuttosto le persone in base alla fede? Nessuno è saggio se non è fedele, nessuno è più grande se non è cristiano, nessuno è più cristiano se non avrà perseverato sino alla fine. 7. Tu, in quanto uomo, conosci ciascuno solo esteriormente; tu consideri quello che vedi, e vedi fin dove il tuo sguardo arriva. Ma, dice la Scrittura, gli occhi de Dio sono profondi (Is 2,11). L’uomo guarda alla faccia, Dio scruta l’intimo (1Reg 16,7). 8. E perciò il signore conosce coloro che gli appartengono (2Tim 2,19) e sradica la pianta che non ha piantato, e dei primi fa gli ultimi e porta in mano il ventilabro per ripulire la sua aia (Lc 3,17). 9. Le paglie di fede leggera volino pure via al primo soffio di tentazioni: una massa di frumento più pura sarà riposta nei granai del Signore. 10. Non si allontanarono forse dal Signore, scandalizzati, alcuni dei discepoli? Non per questo però anche gli altri ritennero di doversi allontanare dai suoi sentieri, perché conobbero che egli era il Verbo di vita e proveniva da Dio; onde perseverarono nella sua compagnia fino alla fine, sebbene serenamente egli avesse offerto loro di andarsene, se lo volevano anch’essi. 11. Che alcuni, Figelo e Ermogene e Fileto e Imeneo, abbiano abbandonato il loro apostolo (2Tim 1,15; 2,17), è di scarsa importanza; quello stesso che consegnò Cristo ai suoi nemici era uno degli apostoli.

12. Ci meravigliamo se le sue chiese sono abbandonate da alcuni: ma quello che ci dimostra cristiani, sono i patimenti che sopportiamo, sull’esempio di Cristo stesso. 13. Dice la Scrittura: provenivano da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero senza dubbio rimasti con noi (1Jo 2,19).


[4. L’eresia quale forma di persecuzione] (top)

4.1. Piuttosto, perché non dovremmo ricordare gli insegnamenti sia del Signore, sia delle lettere degli apostoli, che ci preannunciarono che sarebbero sorte eresie e ci ammonirono in anticipo di fuggirle? E come non ci spaventiamo della loro esistenza, così non ci dobbiamo meravigliare che abbiano tanto potere che ci costringe a fuggirle. 2. Il Signore ci insegna che sotto pelle di pecore verranno lupi rapaci (Mt 7,15). 3. Quali saranno queste pelli di pecore, se non l’esterna apparenza di nome cristiano? Quali saranno i lupi rapaci se non concezioni e suggestioni subdole, ben nascoste all’interno per fare strage del gregge di Cristo? 4. Chi sono gli pseudoprofeti se non i fallaci predicatori? Chi i falsi apostoli se non i portatori di un messaggio evangelico adulterato? 5. Chi gli anticristi, ora e sempre, se non i ribelli a Cristo? Questo saranno le eresie: dottrine che provocano la chiesa con la perversità delle loro dottrine, non meno che in futuro l’anticristo affliggerà con l’atrocità delle persecuzioni, con la differenza che la persecuzione fa anche dei martiri, mentre l’eresia fa solo degli apostati.

6. E perciò era necessario che ci fossero pure le eresie, affinché venissero conosciuti quelli che erano degni di lode (1Cor 11,19): sia quelli che nelle persecuzioni avevano resistito, sia coloro che non erano scivolati nelle eresie. 7. Ora l’apostolo vuole che non si intendano degni di lode coloro che trasformano la loro fede in eresia, così come quelli dell’altra parte interpretano nel loro interesse (sibi) quel che è detto dalla Scrittura altrove: “esaminate ogni cosa, ritenete quello che è bene” (1Thes 5,21). Quasi non fosse possibile, dopo aver esaminato male ogni cosa, incappare nella scelta di qualche male
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[5. Linguaggio di fede e linguaggio dell’eresia] (top)

5.1. Ora se l’apostolo deplora i dissensi e gli scismi che senza dubbio sono cose cattive, e subito vi aggiunge le eresie, se ne ricava che è male quello che l’apostolo aggiunge a dei mali, e per di più è un male maggiore. 2. Dice infatti che egli aveva creduto circa gli scismi e le dissensioni proprio perché sapeva che dovevano esistere anche le eresie. 3. Mostra infatti che alla vista di un male più grave facilmente aveva creduto ai mali più leggeri. Senza dubbio non perché avesse creduto circa i mali che le eresie fossero buone, bensì, in base alle tentazioni peggiori, per ammonire non doversi provare meraviglia per quelle tentazioni che – egli diceva – mirano a manifestare tutte le persone degne di lode, vale a dire quelli che le tentazioni non erano riuscite a depravare.
4. Infine, se tutto il capitolo punta a mantenere l’unità e a rintuzzare le separazioni, e le eresie d’altra parte staccano dall’unità non meno degli scismi e dei dissensi, senza dubbio l’apostolo anche le eresie le vide in quell’ambito di condanna in cui collocò gli scismi e le dissensioni. 5. E per conseguenza l’apostolo non considera degni di lode quelli che hanno deviato, finendo nell’eresia. Tanto più che egli esorta col suo rimprovero a starsene lontano, insegnando a tutti di avere idee e parole identiche; cosa che anche le eresie non consentono.


[6. L’eresia “scelta” arbitraria] (top)

6.1. Ma basta di questo tema, se è lo stesso Paolo che anche altrove enumera le eresie tra i delitti carnali, scrivendo ai Galati (5,20), e che a Tito suggerisce di respingere l’eretico dopo un primo richiamo (Tit 3,10-11), poiché siffatta persona è perversa e pecca come condannata da se stessa. 2. Ma anche in quasi ciascuna epistola, raccomandando di fuggire le dottrine adulterate, condanna le eresie, delle quali le dottrine adulterate sono l’opera: le eresie furono dette così con termine greco nel senso di “scelta”, ossia di una scelta per cui uno se ne serve sia per insegnare, sia per accogliere dottrine alterate. 3. E perciò l’apostolo disse che l’eretico porta condanna contro se stesso, perché sceglie per sé quello per cui è condannato. Per noi invece non è lecito introdurre nulla a nostro arbitrio, né scegliere quello che uno abbia introdotto a suo arbitrio.
4. Noi abbiamo quale fonte e garanti gli apostoli del Signore, i quali neppur essi si scelsero alcuna dottrina per introdurla a loro piacimento, ma la dottrina ricevuta da Cristo l’hanno trasmessa fedelmente ai pagani. 5. Pertanto, anche se un angelo venuto dal cielo vi evangelizzasse in modo diverso, noi pronunceremo contro di lui l’anatema.
6. Già da allora lo Spirito Santo aveva previsto che si sarebbe manifestato nella vergine Filumene un angelo di seduzione, che si trasfigurava in angelo di luce; Apelle, indotto dai suoi portenti ed inganni, introdusse una nuova eresia.


[7. L’eresia e le scuole filosofiche] (top)

7.1. Queste sono le dottrine degli uomini e dei demoni, originate dai ritrovati della sapienza di questo mondo per le orecchie afflitte da prurito (2Tim 4,3). Il Signore, chiamando stoltezza questa sapienza (1Cor 3,19), ha prescelto le cose stolte per il mondo allo scopo di confondere questa filosofia secolare stessa. 2. Poiché siffatta filosofia è espressione della sapienza di questo mondo, temeraria interprete della natura divina e del piano divino di salvezza.

3. In breve, le eresie stesse sono rifornite dalla filosofia. Da essa derivano presso Valentino gli eoni e non so quali forme infinite e le specie di uomini: Valentino era platonico. Ancora dalla filosofia deriva il dio di Marcione, preferibile a causa della sua imperturbabilità: veniva dagli Stoici. 4. E perché si possa dire che l’anima perisce: si rende omaggio a Epicuro; e perché si possa negare la resurrezione, si attinge dall’insegnamento concorde di tutte le sette filosofiche. E quando la materia è equiparata a Dio, entra in gioco la dottrina di Zenone; e quando si menziona un dio igneo, si ricorre ad Eraclito. 5. Si discutono i medesimi argomenti presso gli eretici e presso i filosofi, e si agitano i medesimi problemi: quale è l’origine del male?, quale ne è la causa? Donde proviene l’uomo, e in che modo? E il problema che recentemente Valentino ha proposto: donde viene dio? Ovviamente dall’Entimesi e dall’Aborto… 6. Infelice Aristotele, che loro insegnò la dialettica, espediente ambiguo per costruire e distruggere, sfuggente nelle affermazioni, forzata nelle congetture, inesorabile nelle argomentazioni, operatrice di contese, fastidiosa persino a se stessa, essa che tutto riesamina per timore di non avere discusso qualche aspetto
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7. Di qui le favole e le genealogie interminabili e questioni inconcludenti e discorsi serpeggianti come un cancro. Da essi ci tiene lontano l’apostolo: menziona esplicitamente la filosofia, scrivendo ai Colossesi che bisogna guardarsene: “Badate che nessuno vi raggiri con la filosofia e vane seduzioni, secondo la tradizione degli uomini” (2,8) e contrariamente alla provvidenza dello Spirito Santo. 8. Era stato ad Atene e aveva conosciuto, in virtù di colloqui avuti, codesta sapienza umana, che aspirava alla verità, ma la corrompeva. Questa filosofia stessa si suddivideva nelle sue varie eresie, per la molteplicità delle sette ostili a vicenda
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9. Che dunque hanno in comune Atene e Gerusalemme? L’Accademia e la Chiesa? Che cosa hanno in comune gli eretici e i cristiani? 10. La nostra dottrina proviene dal portico di Salomone, il quale aveva insegnato lui pure che bisogna cercare il Signore nella semplicità del cuore. 11. Non mi interessano coloro che hanno escogitato un cristianesimo stoico e platonico e dialettico. 12. Noi non abbiamo bisogno di ricerche dopo Gesù Cristo, né di indagine dopo il Vangelo
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Quando crediamo, non abbiamo bisogno di credere altre cose. Questo solo crediamo, che cioè non vi è altro in cui dobbiamo credere
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[14-20. Il ruolo delle Sacre Scritture] (top)

15.1. [...] È questo il punto a cui ci dirigevamo, e a questo orientavamo le parole di introduzione, così che ormai, prendendo le mosse da qui, possiamo affrontare quella lotta a cui ci provocano i nostri avversari. 2. Essi mettono in primo piano le Scritture, e con la loro audacia subito impressionano alcuni. Nello scontro stesso essi stancano quelli che sono agguerriti, catturano i deboli, quelli in situazione intermedia li congedano pieni di scrupoli. 3. Pertanto noi li blocchiamo con questo ostacolo: non li ammettiamo ad alcuna discussione sul tema delle Scritture. 4. Se queste costituiscono la loro forza, così che possano servirsene, occorre discernere bene a chi competa il possesso delle Scritture, onde non sia ammesso ad esse colui al quale non compete il diritto.


[21. Le due prescrizioni] (top)

21.1. Partendo da queste premesse impostiamo la prescrizione: se il Signore Gesù Cristo mandò gli apostoli a predicare, non si devono riconoscere altri predicatori all’infuori di quelli che Cristo stabilì, 2. poiché nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo rivelò (Mt 11,27). Né ad altri risulta che il Figlio abbia rivelato, se non agli apostoli, che Cristo mandò a predicare, beninteso, quello che ad essi aveva rivelato.

3. Che cosa abbiano predicato, cioè che cosa Cristo abbia loro rivelato, anche qui oppongo la prescrizione: non si deve in altro modo dimostrare se non attraverso le medesime chiese che gli apostoli stessi fondarono, predicando di persona tanto a viva voce, come si suol dire, quanto per mezzo di scritti in un secondo tempo. 4. Stando così le cose, ne deriva che allo stesso modo ogni dottrina che coincide con quelle delle chiese apostoliche, matrici e origine della fede, è da considerarsi vera, in quanto conserva senza alcun dubbio quello che le chiese ricevettero dagli apostoli, gli apostoli a loro volta da Cristo, Cristo da Dio
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5. Sarà invece da giudicarsi senz’altro espressione di menzogna ogni dottrina che abbia contenuto e pensiero contrario alla verità delle chiese, degli apostoli, di Cristo, di Dio
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6. Resta pertanto che dimostriamo se questa nostra dottrina, dalla quale abbiamo espresso la regola, abbia origine della tradizione degli apostoli, e se, per questo solo fatto, tutte le altre provengano da falsità. 7. Noi (cioè chiese d’Africa), siamo in comunione con le chiese apostoliche, perché nessuna nostra dottrina presenta differenze dalla loro: questo è testimonianza di verità
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