Lo sviluppo della teologia carolingia


 


1. Eretico è colui che con la parola della Legge (la Scrittura) ne impugna l’autentico significato: nelle sue parole, cioè, cerca sostegno e riferimento per confermare la depravazione della sua mente con l’autorità della Scrittura. (Glossa in Titum 3,10).


2. Prendeteci le volpi piccole…
Si riferisce agli eretici, che disputano occultamente, e mai seguono il retto cammino della fede, simulano di essere cattolici per ingannare i semplici. I predicatori li prendono quando li vincono con la ragione e l’autorità. Li chiama piccoli, perché pretendono di essere umili… Distruggono, cioè  minano la vigna, perché dividono la Chiesa con delle eresie e scismi (Onorio d’Autun, Expositio in Cantica canticorum, II 15).


3. E se, secondo l’allegoria, intendiamo per vigne le chiese, per volpi le eresie o piuttosto gli eretici stessi, il senso è semplice: gli eretici vengano presi piuttosto che scacciati. Siano presi, dico, non con le armi, ma con gli argomenti, con i quali siano confutati i loro errori; essi poi, se possibile, si riconcilino alla Chiesa Cattolica, siano richiamati alla vera fede. Questa, infatti, è la volontà di colui “che vuole che tutti gli uomini si salvino e pervengano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4). Questo, infine, dichiara di volere lo Sposo, che non solo ha detto: “Prendete”, ma “Prendeteci le volpi”. Per sé, dunque, e per la sposa sua, la Cattolica Chiesa vuole si acquistino queste volpi ... (Bernardo de Chiaravalle, Commento al Cantico, Sermone 64, III 8).


4. Ma che cosa faremo per prendere queste malignissime volpi, le quali preferiscono nuocere più che vincere, né vogliono apparire, ma strisciare nascoste? Tutti gli eretici hanno sempre avuto una sola mira: procurarsi gloria mediante la singolarità della scienza. ...
Ora facilmente, secondo la sapienza di Paolo, dopo una prima e una seconda ammonizione eviterò l’uomo eretico, sapendo che un tale individuo è stato sovvertito, e pertanto devo cautamente provvedere perché non sia anche un sovvertitore. Pertanto non è poca cosa che gli iniqui siano presi nei loro lacci, specialmente quelli che che usano le insidie come loro armi. Con costoro è inutile una discussione o una difesa (Bernardo de Chiaravalle, Commento al Cantico, Sermone 65, I 2; II 7).


5.  Chi sono questi predoni? All’abito sono pecore, per l’astuzia volpi, per la crudeltà lupi. Sono questi coloro che vogliono sembrare buoni, non esserlo, essere cattivi, ma non apparire tali. Sono malvagi e vogliono sembrare buoni, per non essere malvagi essi soli; temono di apparire cattivi, per non esser cattivi in pochi. ...
Bastino, dunque, queste cose per scoprire gli inganni di queste volpi, e per darne cognizione e cautela alla diletta e gloriosa sposa del Signore nostro Gesù Cristo (Bernardo de Chiaravalle, Commento al Cantico, Sermone 66, I 1; V 14).


6. Anche se in disaccordo per la varietà delle dottrine, tuttavia sono uniti per la loro comune vanità; e voi sapete che la vanità sta di dietro, è alle spalle. Per questo quel tale si era dimenticato delle cose che stavano dietro, cioè della vanità, e si protendeva verso le cose che aveva davanti, cioè verso la verità, e correva alla palma della vocazione celeste ricevuta da Dio in Cristo Gesù, Costoro invece sono d'accordo nel tendere al peggio, anche se sembrano dissentire l'uno dall'altro. Vien fatto di ricordare Sansone, quando legò insieme le code delle volpi. Le volpi sono il simbolo di tutti gli insidiosi, specialmente degli eretici: ingannatori, imbroglioni, costoro stanno nascosti e in agguato negli anfratti delle caverne ed emanano anche un odore di morte (Agostino, Esposizioni sui salmi, 80,14).



7. Da questo si comprende anche quanto sia a proposito l'affermazione di S. Paolo che dice: Siamo anche pronti a punire ogni disubbidienza, quando la vostra obbedienza sarà perfetta (2Cor 10,6). Per lo stesso motivo, il Signore stesso prima fece chiamare gli invitati al suo grande banchetto, poi li fece entrare a forza; avendogli poi detto i servi: Signore, il tuo comando è stato eseguito e c'è ancora posto; andate per le strade e lungo le siepi - rispose - e costringete ad entrare tutti quelli che incontrerete. Nei fedeli condotti alla Chiesa solo con metodi persuasivi si ravvisa compiuta la prima forma d'ubbidienza; nei secondi, che furono costretti, si vede l'uso dei mezzi coercitivi contro i disubbidienti (Agostino, Ep. 185,6. 24).


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